La Cappella Ducale di Torino

REAL CHIESA DI SAN LORENZO

Storia di una Istituzione Musicale

 

IL DECLINO E LA FINE

 

Nel 1852 il prefetto del Palazzo Reale provvedeva alla nomina di una commissione, con l'intento di avere delle opinioni sul valore artistico dei componenti del complesso. Oltre al Maestro di Cappella e al Direttore d'orchestra, considerati membri di diritto, venivano nominati altri cinque esperti. Ecco la lettera d'indizione di questa commissione:

"Casa di S. M. il Re
Regia Camera

Torino, il 16 aprile 1852

Ill.mo Signore
Sua Maestà nell'approvare con suo decreto del 12 corrente una nuova organizzazione della R. Cappella e Camera, ha ordinato che una commissione di distinte persone nella musica versatissime, emetta coscienzioso ed imparziale voto sopra l'abilità ed il vero merito dei virtuosi di canto e dei sonatori che devono appartenervi.
La S. V. Ill.ma fra le egregie sue doti conoscendo grandemente l'arte musicale, io mi reco a premura d'invitarla di gradire la scelta di Lei a membro della predetta commissione, e pregandola di concertarsi a quest'effetto col signor marchese di Breme, presidente della medesima, le anticipo sinceri ringraziamenti per la cortese di Lei cooperazione nell'adempimento delle Sovrane intenzioni, e le offerisco gli atti della mia ben distinta stima.

Firmato: Duca Pasqua"

La commissione venne convocata per la prima volta il 10 maggio 1852. Senza dubbio il più autorevole tra i membri era il maestro Luigi Felice Rossi1 (molto rinomato e fertile compositore, specialmente di musica sacra), che vedeva in ciò l'occasione di esporre le osservazioni che già da tempo aveva maturato sulla funzionalità e sulla qualità musicale della Cappella. Così nella prima riunione poté esporre le sue perplessità riguardanti, tra l'altro, gli alti stipendi di alcuni musicisti e lo strano esame a cui cantanti e suonatori della Cappella dovevano essere sottoposti.
La discussione durò circa tre ore, che non furono sufficienti per poter parlare di tutto ciò che aveva in mente. Il maestro Rossi pensava di continuare nelle sue osservazioni con la successiva seduta. Questa volta però venne bloccato dal marchese di Breme, presidente della commissione, che gli ricordò come la commissione stessa fosse stata costituita non per discutere sull'organizzazione della Cappella, ma per valutare il valore artistico dei singoli componenti.
Il Rossi aveva nel frattempo maturato la convinzione che sarebbe stato necessario incidere maggiormente proprio sulla struttura organizzativa, per poter avere un migliore rendimento, essendo convinto che i difetti erano ben maggiori di quanto aveva all'inizio ipotizzato. Il marchese di Breme, ricordando i limiti che erano stati loro imposti dal decreto, gli tolse la parola. Il maestro dette allora le dimissioni, seguite da quelle degli altri tre componenti. Praticamente la commissione venne sciolta, non rimanendo tra i componenti eletti che il presidente, poiché il quinto membro non si era ancora presentato ai lavori essendo in quel tempo impegnato all'estero.
Ma il maestro Rossi non voleva certo abbandonare la partita senza poter spiegare le sue ragioni. Così inviò al prefetto della Real Casa un memoriale dal titolo: " Osservazioni intorno al riordinamento del Corpo musicale della Regia Cappella e Camera di Torino", dove esprimeva le sue critiche e i suoi suggerimenti. Gli appunti principali si aggiravano sulla sproporzione fra la massa vocale e strumentale, e fra la massa dei strumenti a corda e quella dei strumenti a fiato, sulla eccessiva importanza data al primo violino come direttore, sull'assurdità di obbligare gli artisti già facenti parte della Cappella a subire un esame, mentre ne erano esclusi, fra chi aveva fatto la domanda di entrarvi, coloro che superavano i trent'anni, e infine sulle esorbitanti pressioni che il regolamento avrebbe costretto gli artisti.
La lettera terminava con l'invito a prendere in considerazione quanto scritto e a nominare una nuova commissione.
Per oltre un anno nessuno si mosse, fino a quando non venne nominato il nuovo prefetto Nigra. Il 17 luglio 1853 un Regio Decreto approvava in parte i suggerimenti de Luigi Felice Rossi: si diminuirono gli stipendi dei cantanti e si aumentarono quelli degli orchestrali, si accrebbe di una unità il numero dei violini e venne aggiunto un altro contrabbasso. Vennero modificati i termini del contestato esame, restò invece immutato il sistema delle dipendenze che dava troppa autorità al primo violino.
Purtroppo con queste incomplete riforme si ottenne l'effetto contrario e la stabilità e solidità della secolare Cappella ne risultò gravemente compromessa. Di particolare gravità e altamente destabilizzante era l'articolo 14 del Regolamento, approvato nel 1853, dove si stabiliva che il maestro di Cappella doveva far eseguire "collo stesso impegno che metterebbe se fosse musica propria qualunque composizione di altro maestro, che dal prefetto del Palazzo, o chi per esso, gli verrà indicata".
L'ottimo maestro Riccardi venne praticamente condannato ad eseguire ciò che i gusti e i capricci di altri gli imponevano. Egli cercò di fare del suo meglio, esponendo i propri dubbi solo quando le richieste erano paradossali, persuaso che la tribuna della Cappella Regia non era il luogo per simile musica, ma suo malgrado dovette sempre chinare il capo ed obbedire.
Ormai la secolare istituzione musicale aveva iniziato la sua parabola discendente. Mancava solo un pretesto per poterla definitivamente seppellire. L'occasione venne nel 1858 quando il Riccardi, incautamente, approfittò della visita di "una augusta persona straniera" per rendergli visita e presentargli un album di sue composizioni. Ciò fu sufficiente per dipingerlo come uno che mendicava i favori di una corte forestiera, gettando discredito sulla Real Casa, presso la quale aveva l'onore di trovarsi: venne quasi accusato di "lesa Maestà". Il 27 giugno del 1858 un Regio decreto lo dispensava dal servizio.
Giuseppe Riccardi aveva allora da poco superati i sessant'anni e da trentasei era maestro di Cappella. Era ancora nel pieno della vigoria fisica e artistica e poteva benissimo dare il meglio ancora per un paio di lustri. Morì infatti a Firenze nel 1875 più che ottantenne, rimanendo sempre attivo nella vita musicale e artistica di questa città.
Dopo il licenziamento del Riccardi non venne più ufficialmente nominato un Maestro di Cappella, in qualche modo vi subentrò il primo violino Giovanni Turina. La decadenza fu comunque inarrestabile, alcuni studiosi considerano l'anno 1858 come quello nel quale si può considerare terminata la plurisecolare ed entusiasmante esperienza della Cappella Ducale e Reale. Bisognerà però aspettare il 1870 perché un regio decreto certificasse la soppressione ufficiale del "Corpo dei Musicisti per la R. Cappella e Camera". Certo sembra strano che non si sia cercato in qualche modo di salvarla. Se la Real Casa non dimostrava più un evidente interesse alla sua esistenza si sarebbe dovuto interessare il Comune, trasformandola da Cappella Reale a Comunale. Come d'altronde aveva già fatto la città di Lucca con la sua antica Cappella musicale, quando nel 1848 la città venne aggregata al Granducato di Toscana. La cosa purtroppo non si ripeté a Torino, e un pezzo importante della storia musicale d'Italia cessò la sua esistenza2. In vari archivi cittadini, tra i quali quello della Cappella Metropolitana, della Biblioteca Universitaria e della Biblioteca Reale, sono conservate preziose testimonianze di questa secolare istituzione.
Questi non sono tuttavia i soli fondi musicali da riscoprire in Torino. Di grande interesse è, infatti, anche l'Archivio Musicale dell'Accademia Filarmonica, fondata nell'ottobre del 1814 (cinque mesi dopo il ritorno a Torino di Vittorio Emanuele I) come Società Filarmonica. Nel 1816 si diede il nome di Accademia Filarmonica e nel 1817 nominò maestro delle esercitazioni orchestrali Giuseppe Ghebart, e dieci anni dopo istituì anche la Scuola di Canto, gratuita, poi sciolta nel 1859. Dallo scioglimento della Scuola di Canto sorse il Liceo Musicale della città di Torino, nel 1935 trasformato in Conservatorio. Il fondo musicale della Cappella Regia Sabauda, fino al 1881 era depositato presso la Biblioteca Reale di Torino, da dove venne trasferito presso il Duomo di Torino, ove rimase fino al 1968, attualmente è custodito presso l'Archivio Capitolare in via Arcivescovado,12 a Torino. Esso è costituito da 1012 composizioni soprattutto musiche sacre manoscritte composte dai maestri di cappella al servizio della Corte Sabauda, comprende anche alcune prime edizioni ottocentesche di musica sinfonica-orchestrale3.

NOTE:

1- Luigi Felice Rossi (Brandizzo, Torino, 1805 - Torino 1863), compositore didatta e critico musicale. Dopo essere stato allievo di padre Stanislao Mattei al Liceo Musicale di Bologna, studiò a Napoli con Raimondi e quindi con Zingarelli al Conservatorio di San Pietro a Majella. Stabilitosi a Torino, vi diresse per molti anni la Civica Scuola di Musica, ed istituì scuole di canto corali (le prime in Italia). Insegnò in alcuni istituti, tra i quali quello delle Allieve Maestre e quello della Provvidenza. Progettò due società in favore dei professori e dei dilettanti di musica, che andarono ben presto in rovina. Collaboratore della "Gazzetta Musicale di Milano", compilò la parte musicale del Dizionario della lingua italiana dell'amico Niccolò Tommaseo. Deluso per l'insuccesso della sua prima opera teatrale (Gli avventurieri), si dedicò esclusivamente alla musica sacra e all'insegnamento, soprattutto del canto corale, al quale vi dedicò alcuni trattati che ebbero notevole fortuna. Attento osservatore della vita musicale, in particolare di quella torinese, ne fece oggetto di interessanti scritti densi di notizie utili sul funzionamento dei teatri e di acuti giudizi sul contegno del pubblico (in parte, validi ancor oggi) che lo mostrano provvisto di coltura e senso critico non comuni a quel tempo. Compose numerose messe, quaranta Laudi spirituali per le principali feste dell'anno e per altre funzioni religiose; poi opere a carattere didattico per l'apprendimento della musica, ma in special modo per il canto corale.

2- Roberti Giulio, La Cappella Regia di Torino, 1515-1870, Torino, 1880. Pag. 50-68.

3- Demaria Enrico, Il fondo musicale della Cappella Regia Sabauda, LIM Editrice, Lucca, 2000. Pag. XXXIX. Sono conservate, in numero variabile, le opere di 62 compositori, si trovano principalmente le composizioni di:

  • Francesco Saverio Giay (157);

  • Giovanni Antonio Giay (114);

  • Giuseppe Riccardi (103);

  • Giovanni Turina (79);

  • Ignazio Agry (72);

  • Franz Joseph Haydn (52);

  • Giovanni Domenico Perotti (36);

  • Andrea Stefano Fiorè (25);

  • Joseph Schuster (18);

  • Paolo Giuseppe Concone (13);

  • Georg Valentin Roeder (13);

  • Luigi Cherubini (12);

  • Étienne-Nicholas Méhul (10);

  • Andreas Jakob Romberg (8);

  • Ludwig van Beethoven (7);

  • Wolfgang Amadeus Mozart (7);

  • Leopold Antonin Koželuh (6);

  • Luigi Ferdinando Casamorata (5);

  • Peter Joseph Lindpaitner (5);

  • Felix Mendelssohn Bartholdy (5).



Una iniziativa della Associazione dei Cavalieri della Spada e del Silenzio da un’idea del Maestro Roberto Zarpellon - ricerca storica e pubblicazione Dr. Sergio Baldan