La Cappella Ducale di Torino

REAL CHIESA DI SAN LORENZO

Storia di una Istituzione Musicale

 

LA VITA MUSICALE DI TORINO, A.D. 1770

 

Torino, anno 1770: la vita musicale e i musicisti nel diario di Charles Burney.

Mercoledì, 11 luglio - (…). A Rivoli, a sedici miglia appena da Torino, c'è un bel palazzo appartenente al re di Sardegna, ai piedi di un declivio boscoso che chiude la cerchia delle Alpi sulla destra, verso sud. L'altra catena a nord prosegue verso la Svizzera. Da questo luogo incantevole si suppone che Annibale abbia avuto una prima visione dell'Italia, paese che appare alla vista solo quando vi si è entrati.
Da Rivoli a Torino corre una strada larga e diritta, con alberi sui due lati. La mancanza di ghiaia rende la polvere insopportabile durante l'estate. Avvicinandosi alla città, le <Collini> sulla destra coperte di vigneti e popolate di ville offrono una vista stupenda.
Quando arrivammo alle porte della città gli ufficiali della dogana esaminarono i nostri bagagli con molta discrezione e gentilezza.

TORINO

Giovedì, 12 luglio - Se il forestiero, appena giunto in Italia, vi trovasse subito le attrattive che possono presentare città come Roma o Napoli, sarebbe forse indotto a non fermarsi a lungo; invece l'interesse offerto dall'arte e dalla natura cresce via via che ci si avvicina a quelle capitali.
Torino tuttavia è una bellissima città, sebbene inferiore forse a parecchie altre d'Italia per le antichità, per le attrattive naturali e per il numero dei suoi artisti. Le strade sono diritte, regolari e ben costruite; la maggior parte è in mattoni chiari che assumono, a distanza, l'aspetto della pietra. La piazza principale ha il palazzo reale che ne occupa tutto un lato, e il palazzo Madama nel centro, entrambi di pietra bianca, come secondo alcuni su disegno del Vignola, secondo altri su progetto di Guarino Guarini. Questi edifici sono veramente notevoli. Piazza di S. Carlo, o la place d'Armes, è ancora più regolare.I portici di fronte alle case sono regolari; noi in Inghilterra li chiamiamo Piazzas, ma siccome in Italia questo termine si usa per indicare una piazza, esso porterebbe ad un equivoco. Nella strade meno importanti di questa bella città vi sono portici di ogni specie; in alcuni vi sono negozi, e vi si può trovar riparo dal sole e dalla pioggia. Quanto alle comodità non manca nulla, salvo una comoda pavimentazione stradale. Vi sono a Torino dieci piazze, e tutte le strade sono regolari. Quella che porta il nome di Contrada di Po è una delle più belle d'Europa.
Al castello del Valentino potei vedere con gran gioia per la prima volta il Po; non mi era sembrato di essere in Italia finché non avevo potuto ammirare questo celebre fiume che, tanto col suo antico nome di Eridanus quanto con quello attuale, mi è familiare fin dall'infanzia.
Visitai frettolosamente il palazzo reale con i suoi appartamenti assai eleganti e parecchi bei quadri, anche se non c'erano né dei Raffaello, né dei Correggio, né dei Domenichini, né dei Tiziano. Ve ne erano alcuni belli di Albanim di Guidoa, di Rubens e di Vandyke, tra cui il nostro Carlo I con i suoi bambini, e parecchi bei paesaggi di Claude Lorraine. In generale si avverte qui l'influenza del gusto francese.
La famiglia reale è talmente numerosa da richiedere una memoria technica. Vidi tre volte il re nella cappella reale, dove la sua presenza è assidua. È un vecchio principe, piccolo e dall'aspetto patito, un gran bigotto, ma di carattere mite. La sua eccessiva religiosità è qui imitata da tutti coloro che si attendono qualcosa in questo e nell'altro mondo. Si direbbe che Torino sia oggi una città melanconica. I Gesuiti ci vivono ancora tranquilli.
Lo stile dei giardini risente ancora del gusto francese, o meglio di quello olandese.

MUSICA NELLA CAPPELLA REALE

La parlata è mezza francese e mezza italiana, ma entrambe le lingue sono corrotte. La stessa cosa non vale per la musica, che è prettamente italiana; proprio a Torino ci ha dato un Giardini ed ancora oggi può vantare un famoso <Dilettante>, il conte Benevento, valente violinista e buon compositore, i due Besozzi e Pugnani; tutti questi musicisti, eccetto il conte Benevento, sono al servizio del re di Sardegnab. Il loro stipendio non supera di molto le ottanta ghinee l'anno, con l'impegno di provvedere alla musica della cappella reale; il loro compito però non è gravoso poiché vi eseguono soltanto degli a solo, e soltanto quando lo desiderano. Il <Maestro di Cappella> è Don Quirico Gasparini. Nella cappella ogni mattina si esegue di solito una sinfonia, suonata dalla banda del re, tra le undici e mezzogiorno. L'orchestra è divisa in tre parti disposte ognuna in tre diverse gallerie, e benché siano lontani tra loro, gli esecutori sanno così bene la propria parte che non è necessaria la presenza di un direttore che segni il tempo, come accade invece all'opera e al Concert Spirituel a Parigi.
Il re, la famiglia reale e l'intera città sono molto assidui alla messa: nei giorni feriali la loro devozione si esprime silenziosamente alla <Messa Bassa>, durante la sinfoniac. Nei giorni festivi il signor Pugnani esegue un a solo, oppure i Besozzi un duetto, e talvolta sono eseguiti mottetti a più voci. L'organo è situato nella stessa galleria in cui suona il primo violino di fronte al posto del re.

L'OPERA

Le rappresentazioni di opera seria hanno inizio qui il sei gennaio, giorno dell'onomastico del re, e continuano ogni giorno, eccetto il venerdì, fino alla quaresima, e questo periodo è chiamato Carnevale.
Il signor Ottanid che recita in questo teatro d'opera ha un'ottima voce di tenore, canta con gusto e in modo gradevole. Cantò per me due o tre arie in stili diversi, e lo giudicai un maestro nella sua arte. È anche pittore, dipinge alla maniera di Claude Lorrain e di Du Verner e talvolta ha eseguito dipinti per incarico di Sua Maestà il re di Sardegna.
In ottobre giunge qui una compagnia di attori di burlettee che vi rimane fino a Natale, recitando nel piccolo teatro dove, durante l'estate, si esibisce ogni sera, eccetto il venerdì, una compagnia di attori del genere <buffo>, con <una farsa fatta da ridere> e un <intermezzo in musica a quattro voci>. Questo si esegue prima che abbiano inizio le burlette. Mi ci recai la sera dopo il mio arrivo. Non c'era molta gente; i <palchetti> sono affittati per tutto l'anno, per cui gli stranieri trovano posto soltanto in platea, che è tuttavia assai più comoda del parterre a Parigi dove il pubblico è costretto a rimanere in piedi per tutta la rappresentazione, e anche di quella di Londra che è assai affollata. In questo teatro i sedili sono forniti di schienali che hanno il doppio scopo di contenere la folla alle spalle e di dare un appoggio a chi vi è seduto.
Questo teatro è meno grande di quello di Lione, ma è grazioso e contiene molti spettatori; ha una forma oblunga con gli angoli arrotondati. Non vi sono gallerie, ma cinque ordini di palchi posti l'uno sull'altro, ventiquattro per fila; ogni palco può ospitare sei persone, in tutto perciò settecentoventi; vi è soltanto un palco di proscenio ai due lati del palcoscenico.
La farsa fu fedele al programma, eccetto nella parte comica di scarso effetto. L'intermezzo non era male; la musica gradevole ma antiquata; il modo di cantare mediocre per essere in Italia, anche se in Francia sarebbe stato giudicato assai buono. Tuttavia bisogna riconoscere che quanto al libretto le opere comiche francesi sono superiori a quelle italiane. Se da quelle francesi si togliesse la musica ne rimarrebbero pur sempre delle graziose commedie; quelle italiane, invece, sarebbero insopportabili.
La burletta di stasera aveva quattro personaggi: due ragazze erano appena passabili. Degli uomini non si può dire neppure altrettanto: a Londra nessuno di essi sarebbe piaciuto. D'altra parte gli italiani stessi non attribuiscono un gran valore a queste rappresentazioni; durante lo spettacolo chiacchierano continuamente, prestando attenzione soltanto a una o due arie predilettef; due soltanto furono applaudite e se ne richiese il bis. Osservai pure che l'interprete non considera affatto un grande favore essere applaudito, come accade in Inghilterra dove, appena una mano accenna ad applaudire, ogni illusione scenica è distrutta da un inchino o da una riverenza dell'attore anche se è un re, una regina o qualche alto personaggio che dovrebbe di solito uscire dalla scena in preda alla disperazione o a qualche altra passione violenta. Se Mr. Garrick, interpretando uno dei suoi personaggi più importanti, dovesse sottoporsi a questa umiliante consuetudine, essa si risolverebbe in una perdita per il pubblico, che vedrebbe distrutta ogni illusione di aver avuto dinanzi a sé re Lear, Riccardo o Macbeth e non vedrebbe più altro che Garrick.

I MELODIOSI FRATELLI BESOZZI

Venerdì, 13 luglio - Stamane mi recai a trovare i due signori Besozzi, conosciuti da tutti gli stranieri che hanno gusto per la musica. Il sentimento di affettuoso rispetto che li unisce da tempo è paragonabile solo alla grandezza del loro talento di esecutori. Sono fratelli: il maggiore ha settant'anni, l'altro oltre sessanta; vi è tra loro un tale Idem velle et idem nolle che hanno sempre vissuto nella più profonda e affettuosa armonia, e la loro affinità è così completa che giungono a vestirsi nello stesso modo, in ogni dettaglio, persino nei bottoni e nelle fibbie. Sono celibi e sono vissuti così a lungo insieme ed in così profonda intimità da far temere che se uno dei due venisse a morire, l'altro non potrebbe sopravvivergli a lungo.
Fui ricevuto con molta cordialità da questi valenti esecutori, poiché mi ero presentato a loro con una lettera di Mr. Giardini, in cui fra l'altro aveva loro scritto che io sarei stato molto lieto di poterli ascoltare, risparmiando quindi a me di richiedere questo favore dopo una così superficiale conoscenza. Il maggiore suona l'oboe e il più giovane il fagotto, strumento che continua la scala dell'oboe e costituisce il suo naturale accompagnamento.
Le composizioni di questi eccellenti musicisti consistono generalmente in passaggi scelti, elaborati in modo così perfetto che al pari di un singolo pensiero o di una massima letteraria ognuno di essi può considerarsi un tutto, non un frammento; questi pezzi sono particolarmente adatti a valorizzare le possibilità degli interpreti; ma sarebbe difficile descrivere lo stile della loro esecuzione. Viste nello spartito, queste musiche ne darebbero un'idea del tutto inadeguata. Che espressione! Che delicatezza! Una tale fusione e un tale accordo degli strumenti che molti passaggi sembrano sospiri, emessi dallo stesso strumento. Il fine non è un'esecuzione brillante; tutte le note tendono alla realizzazione di un significato. L'imitazione è esatta; la melodia è gradevole e ben distribuita tra i due strumenti. Ogni forte, piano, crescendo, diminuendo e appoggiatura sono osservati con meticolosa esattezza, il che si può raggiungere solo attraverso una lunga consuetudine di studio in comune.
Il fratello maggiore ha perso i denti superiori e si lagnava dell'età avanzata, il che lascia supporre che l'esecuzione di entrambi sia stata un tempo anche migliore; tuttavia, a me che li ascoltavo ora per la prima volta, sembravano incantevoli. Se un difetto si può trovare a un'esecuzione così squisita, esso sorge proprio dalla uguale perfezione delle due parti che distrae l'attenzione e rende impossibile l'ascolto di entrambi, quando suonano melodie diverse ed ugualmente belleg.
Sono nati entrambi a Parma e sono stati per oltre quarant'anni al servizio di Sua Maestà il re di Sardegna, senza mai lasciare l'Italia, fuorché un breve viaggio a Parigi, e non si sono mossi nemmeno da Torino salvo che per quel viaggio e per una visita alla loro città natale. Sono uomini sobri che conducono una vita ordinata, in condizioni agiate. Posseggono una casa in città ed un'altra in campagna; nella prima vi sono anche alcuni buoni quadri, in particolare uno dì bellissimo di Ludovico Carracci, le cui opere sono rare poiché si trovano quasi tutte a Bologna.
Dopo questa visita ascoltai alla cappella reale un'intera composizione e mi recai poi a vedere il grande teatro dell'opera che è considerato uno dei più belli d'Europa. E' vastissimo ed elegante; il macchinario è ingegnoso e magnifiche le decorazioni. Mi fecero visitare ogni angolo compresa la sartoria; sopra la platea vi sono sei ordini di palchi, più larghi e più profondi di quelli dell'altro teatro. Alle spese provvede quasi per intero il re. A chi affitta il palco per tutta la stagione chiedono soltanto due o tre ghinee; il biglietto d'ingresso è pagato soltanto da chi siede in platea.

ALCUNI MUSICISTI GIROVAGHI

I musicisti girovaghi, quelli che in Inghilterra sono chiamati cantori di ballate, e i violinisti qui a Torino suonano in gruppo. All'Hôtel, la bonne femme, dove io alloggiavo, scese una compagnia di questo tipo, composta di due voci, due violini, una chitarra e un contrabbasso, tutti piuttosto scadenti, sebbene assai superiori ai nostri strimpellatori. Le cantanti, due ragazze, cantarono in duetto, intonatissime, accompagnate da tutti gli strumenti. Alla sera gli stessi esecutori si esibirono su di un palcoscenico improvvisato nella grande place, vendendo canzoni come i nostri ciarlatani fanno con le loro panacee, ma con assai meno danno per la società. Contemporaneamente, in un'altra parte della stessa piazza e su di un altro palco, un uomo ed una donna cantavano ballate veneziane a due voci, in modo assai gradevole, accompagnati da un dolcemeleh.
Seppi poi che in Italia la maggior parte dei musicanti girovaghi sono veneziani: errano da un luogo all'altro in gruppi di quattro o cinque, e di solito si esibiscono su di un palco, così come li ho potuti vedere a Torino.

PUGNANI

Sabato, 14 luglio - Il signor Pugnani ha dato stamane un concerto nella cappella reale che, per l'occasione, era affollata. La cappella è rotonda, in marmo nero, adatta ad esecuzioni musicali perché assai alta e on volta a cupola. E' inutile insistere sull'esecuzione del signor Pugnani : il suo talento è troppo noto in Inghilterra perché io debba ricordarlo. Osserverò soltanto che egli non aveva l'aria di impegnarsi troppo, ma ciò non desta meraviglia in quanto né Sua Maestà né alcuno della sua numerosa famiglia prestavano molta attenzione alla musica. Si dice, tuttavia, che una delle principesse sia una buona musicista e che la duchessa di Savoia, figlia di Filippo V di Spagna, sia stata per molti anni allieva di Farinelli. In questa corte regna ora una cupa monotonia, nel quotidiano ripetersi delle riviste militari e delle preghiere; per cui il forestiero trova a Torino un'atmosfera tediosa a meno che non giunga durante il carnevale.

UN COLLEZIONISTA DI QUADRI

Il signor Barettii, a cui mi ero presentato con una lettera del fratello residente a Londra, mi accolse molto cordialmente e cercò in ogni modo di essermi utile durante il mio soggiorno torinese. È un bell'uomo dai modi signorili; possiede una notevole collezione di quadri che comprende fra l'altro una Susanna di Rubens, simile a quella in possesso del conte di Orford a Houghton, che è pero deteriorata e abbandonata, mentre questa invece è perfetta. Nel quadro figurano due belle teste di vecchi, sulla sinistra una fontana e un cane. Per quanto riguarda il colore lo si potrebbe considerare uno dei più bei dipinti esistenti; le figure potrebbero forse presentare una maggiore eleganza e il personaggio femminile una bellezza più delicata. Il signor Baretti possiede un ritratto a figura intera del nostro Carlo I, che egli ritiene sia un originale di Vandyke; ma se fosse soltanto una copia, come alcuni sospettano, bisogna riconoscere che l'imitazione è perfetta.

BECCARIA , IL GRANDE SCIENZIATO

Il signor Baretti mi presentò al Padre Beccarial per il quale provai fin dal primo momento un sentimento di stima e di venerazione. E' un uomo che non ha più di quarant'anni, la figura maestosa e nobile, un viso aperto, intelligente e benevolo, spontaneo dei modi; tutto ciò gli attira una simpatia immediata. Tenemmo una lunga conversazione sull'elettricità e parlammo del dottor Franklin e del dottor Priestley e di altri. Convinto di scoprire in me un amateur (termine che si dovrebbe sempre tradurre con dilettante) fu lieto di offrirmi in dono il suo ultimo librom ed un estratto delle sue Memorie presentato di recente alla nostra Royal Society. Scrisse pure sul mio taccuino parole di raccomandazione per la signora Laura Bassi, la famosa <dottoressa> e docente di filosofia naturale presso l'università di Bologna; mi segnalò vari libri, e fu così gentile e spontaneo che ricorderò sempre con piacere questa visita.
Mr. Martin, il banchiere, venne a cercarmi da Padre Beccaria; questo grande matematico, così poco pratico delle cose di questo mondo e soprattutto di quelle che concernono il denaro, si mostrò stupito e divertito insieme della novità di una lettera di credito. Ed essendo presente quando il signor Martino volle esaminare il mio documento di credito per sapere dove inviarmi le lettere quando fossi partito, il buon Padre Beccaria poté a stento rendersi conto di come questa lettera potesse valere argent comptant, danaro contante, durante il mio viaggio in Italia.
Mi incaricò per i suoi saluti per Padre Boscovich a Milano e per Padre Martini a Bologna. Mi separai dalla mia nuova conoscenza con un sentimento di rispetto e di affetto. Devo ancora ricordare un particolare sulla vita di quest'uomo grande e buono, che mi fu riferito dal signor Baretti; egli ha deciso di vivere a un sesto piano, nel suo osservatorio, fra le sue macchine e i suoi strumenti di fisica, e là provvede da solo a quanto gli occorre: si rifà persino il letto e si prepara il pranzo.
Visitai l'Università o biblioteca reale che contiene cinquantamila volumi e parecchi manoscritti, il cui catalogo da solo riempie due volumi in folio. Questi libri si possono consultare facilmente, tutti i giorni sia al mattino sia il pomeriggio, eccettuati quelli festivi. Grazie al signor Baretti fui accolto cortesemente dal bibliotecario, signor Grela, che mi mostrò alcuni tra i più antichi manoscritti.

FURONO SCRITTE DAL RIZZIO LE ARIE SCOZZESI

Nelle mie ricerche musicali fatte a Torino non dimenticai David Rizion. Dal momento che è nato in questa città, dove anche suo padre fu musicista, pensavo che se avessi potuto procurarmi della musica composta da questi ultimi o da loro contemporanei, avrei così risolto il problema a lungo discusso, se cioè David Rizio sia o no l'autore delle arie scozzesi che gli attribuiscono.
Purtroppo non mi potevo trattenere più a lungo a Torino, avendo tanti altri luoghi da visitare nei pochi mesi che mi erano concessi per il mio soggiorno in Italia. Ma poiché avevo svolto tutto il programma che avevo stabilito per quella città, la lasciai con i miei due compagni (che avevano rinviato la partenza di un giorno per compiacermi) alle cinque di sera di sabato 14 luglio.
Prima che partissi, quella mattina, ebbe luogo un'orribile esecuzione di uno scellerato che in un cabaret, ossia in un'osteria, aveva ucciso un uomo con venti pugnalate. Costui non era stato condannato al supplizio della ruota, come sarebbe avvenuto in Francia o in altre regioni d'Italia. La gente di qui si vanta di non infliggere tortura ai criminali; infatti fu soltanto tormentato con ferri roventi durante il suo percorso attraverso le strade che lo conducevano al patibolo, appena fuori dalle porte della città. (…)

NOTE:

a- Si tratta evidentemente di Guido Reni, più volte nominato dal Burney sempre solo come Guido.

b- Felice de Giardini (1716-96), famoso violinista e compositore. Soprattutto di musica per violino. Noto al Burney per essere stato dal 1755 primo violino dell'Opera a Londra.

- Benevento di San Raffaele, direttore reale degli studi a Torino, violinista e compositore. Proprio in quell'anno erano state pubblicate a Londra sue composizioni violinistiche.

- Fratelli Besozzi, appartenenti a una nota famiglia di oboisti e fagottisti. Qui si allude ad Alessandro e Gerolamo, entrambi al servizio del re di Sardegna.

- Gaetano Pugnani (1731-98). Famoso violinista e compositore, allievo di G.B. Somis. Fu al servizio del re di Sardegna e fu pure primo violino solista dell'Opera italiana a Londra. Fondatore di una fiorente scuola violinistica, ebbe tra i suoi allievo G. B. Viotti.

c- La funzione religiosa del mattino, è chiamata qui Messa Bassa e il sacerdote la recita a voce poco più alta di un mormorio, così che non può essere sentita attraverso il suono degli strumenti.

d- Dovrebbe trattarsi di Gaetano Ottani, tenore e fratello di Bernardino Ottani, compositore di opere.

e- La burletta è una forma di melodramma assai simile all'opera comica.

f- Avrò spesso occasione di ricordare il brusio e la mancanza di attenzione abituali in Italia durante gli spettacoli musicali; ma qui la musica è una merce comune e a buon mercato, mentre in Inghilterra è un bene straniero assai prezioso e assai apprezzato.

g- La prevenzione settecentesca e illuministica contro qualsiasi tipo di composizione musicale polifonica si estende persino alla musica suonata in duetto dai fratelli Besozzi. Alternandosi probabilmente le parti solistiche e melodiche, non affidate sempre allo stesso strumento, nel Burney già nasceva il sospetto di un intreccio di due melodie, e quindi della incomprensibilità del tessuto polifonico dal momento che uno strumento non appariva chiaramente subordinato all'altro. Si rimanda ancora una volta al concetto di unità della melodia di Rousseau che, come si vede, aveva fatto largo proselitismo.

h- Dolcemele. Piccolo strumento a corde, che viene suonato percuotendo con un martelletto le corde, tese tra due ponticelli. Baretti, fratello del celebre letterato Giuseppe Baretti che risiedeva allora a Londra, membro del circolo letterario di Johnson cui apparteneva pure il Burney. Per questo motivo lo conosceva bene.

i- Baretti, fratello del celebre letterato Giuseppe Baretti che risiedeva allora a Londra, membro del circolo letterario di Johnson cui apparteneva pure il Burney. Per questo motivo lo conosceva bene.

l- Giovanni Battista Beccaria (1716-81), scienziato noto soprattutto per i suoi studi sull'elettricità membro della British Royal Society.

m- Experimento atque observationes quibus electricitas vindex late constituitur atque esplicatur. Torino: 1769.

n- David Rizzio (o Riccio nato a Torino nei primi anni del '500, morto assassinato in Scozia nel 1566), ambasciatore del duca di Savoia in Scozia e poi segretario della regina Maria; ai tempi del Burney ed anche dopo lo si ritenne autore di molti canti popolari scozzesi; il problema doveva essere allora assai discusso perché anche Hawkins nel discorso preliminare alla sua General History … parla del Rizzio e della sua possibile influenza sul canto popolare scozzese.


Una iniziativa della Associazione dei Cavalieri della Spada e del Silenzio da un’idea del Maestro Roberto Zarpellon - ricerca storica e pubblicazione Dr. Sergio Baldan