La Cappella Ducale di Torino

REAL CHIESA DI SAN LORENZO

Storia di una Istituzione Musicale

 

LA REAL CHIESA DI SAN LORENZO

 

Savoia -Teatini e Congregazione dei Preti della Real Chiesa di San Lorenzo 1

di Giuseppe Tuminetti

La Real Chiesa di San Lorenzo vista da piazza Castello

La chiesa di San Lorenzo sorse in un preciso contesto di vita ecclesiale, politica e sociale della Torino del Seicento. Come luogo di culto ha una storia articolata in due periodi, quello dei Padri Teatini, dal 1634 al 1801, e quello della Congregazione dei Preti di San Lorenzo, dal 1838 ad oggi.

Le origini, la Sindone, i padri Teatini (1634-1801)

L'attuale chiesa fu inaugurata l'11 maggio 1689, con la celebrazione della messa da parte dello stesso architetto - forse caso unico o rarissimo nella storia dell'architettura - il padre teatino Guarino Guarini, rettore della chiesa, alla presenza della reggente Giovanna Battista e con l'assistenza pontificale dell'arcivescovo di Torino, Michele Beggiamo; fu eseguito il Te Deum, composto per l'occasione dal maestro di cappella Giovanni Battista Carisio, torinese.

Guarino Guarini

Era durata relativamente poco la costruzione. L'architetto Guarini, chiamato da Parigi a Torino nel 1666 con l'incarico di architetto civile e militare del duca, aveva iniziato i lavori nel 1668, cominciando quasi da zero. Infatti, se la prima pietra era stata posta dall'arcivescovo di Torino Antonio Provana dei Conti di Collegno, già il 6 giugno 1634 in oltre trent'anni i lavori procedettero molto lentamente a causa di guerre - tra cui quella civile tra principisti e madamisti - di epidemie e carestie.
La dedicazione a san Lorenzo - diacono della Chiesa di Roma, morto martire nel 258 durante la persecuzione dell'imperatore Valeriano - rispondeva ad un voto fatto dal duca Emanuele Filiberto proprio il 10 agosto 1557, giorno della festa del martire, durante la battaglia di San Quintino vinta contro la Francia a vantaggio dell'imperatore Carlo V d'Asburgo: tale voto era ricordato nella iscrizione scolpita sulla prima pietra. A causa delle poco floride risorse economiche, il duca aveva ridimensionato la promessa limitandosi ad avviare nel 1563 il restauro della piccola chiesa di S. Maria del Presepe, per dedicarla al diacono Lorenzo. Dichiarata nel 1572 dal duca Emanuele Filiberto Basilica Magistrale della Sacra Religione ed Ordine Militare dei Santi Maurizio e Lazzaro, la chiesa fu consacrata il 10 febbraio 1580 dal nunzio apostolico Ottavio di Santa Croce. Tuttavia, stranamente, ad esso non si fa cenno negli atti della visita apostolica compiuta nel 1584 da Angelo Peruzzi, vescovo di Sarsina.
Nel settembre del 1578 il duca Emanuele Filiberto provvide a trasferire la Sacra Sindone da Chambéry a Torino, approfittando di una provvidenziale occasione che gli si offriva: l'arcivescovo di Milano, il cardinale Carlo Borromeo, aveva deciso di compiere nel mese di ottobre un pellegrinaggio alla Sindone, per sciogliere un voto fatto in occasione della peste. Il duca, rendendosi conto che quel pellegrinaggio poteva essere l'occasione per trasferire nella nuova capitale del ducato la più preziosa reliquia dei Savoia, decise il trasferimento, lasciando apparire (forse lo fu anche) l'iniziativa come un gesto di deferenza verso il grande popolare arcivescovo.
In tale circostanza, la Sindone fu esposta in San Lorenzo (S. Maria del Presepe) oppure no?
Una prima tradizione, fondata su tre testimoni oculari, sembrerebbe negativa, in quanto non vi compare la chiesa di S. Lorenzo. Infatti, il gesuita padre Francesco Adorno, direttore spirituale dell'arcivescovo e suo compagno di pellegrinaggio, scrisse: "Andò il cardinale così accompagnato alla chiesa archiepiscopale, et, fatta oratione, s'inviò verso la cappella del palazzo ducale, dove era il Sacro Sindone". Anche un altro testimonio oculare, confratello del primo, che accompagnava il cardinale e la cui relazione è anche pubblicata dal citato Fossati, non accenna alla chiesa di San Lorenzo per l'ostensione. Così pure il padre gesuita del Collegio dei Santi Martiri in Torino nella relazione annuale del 1578, riferendo dell'arrivo della Sindone in Torino da Chambéry scrive: "il Santissino Sindone (…) con molta solennità, sotto un baldacchino, di drappo d'oro, fu portato nella Cappella Ducale". A sua volta, Luigi Cibrario nella Storia di Torino del 1846 precisò: "Il Santo Sudario (…) fu (…) portato alla cappella ducale in castello".
La tradizione della presenza della Sindone nel nostro San Lorenzo risale a Filiberto Pingone, primo storico di Torino, che nel 1581 - ossia tre anni dopo - scrisse che la Sindone fu portata, a partire dalla Porta Palatina, nella chiesa di San Lorenzo ("in Divi Laurentii aedem"), dove fu venerata dal Borromeo: manca il riferimento al palazzo ducale. Sulla scia del Pingone, il padre minimo Lazzaro Giuseppe Piano, nel 1883, nell'opera dedicata alla Sindone annotò riguardo al trasferimento: "prostrato a terra la ricevette Filiberto nel castello di Lucento presso Torino, ove villeggiava, indi ai quattordici di settembre, festa dell'Esaltazione di S. Croce con solenne pompa la fece portare all'antica Chiesa, o Cappella Ducale detta di S. Lorenzo, poscia il successore Carlo Emanuele I, fatta ben tosto edificare nel palazzo una magnifica rotonda, ivi la fe' collocare nei primi anni del suo governo". Nel 1901, p. Gianmaria Sanna Solaro si ispirò esplicitamente al Pingone, ma riportò anche il testo della relazione del Collegio dei Santi Martiri del 1578. Tuttavia, se la relazione è citata fedelmente in nota, e se Sanna Solaro è a conoscenza delle due sopraricordate relazioni del 1578, pubblicate recentemente dal Fossati, nel suo testo (aggiungendo un particolare non di poco conto) scrive che la Sindone "fu deposta nella cappella ducale di S. Lorenzo. Questa precisazione, che rispetto al testo citato appare arbitraria, sembra avere, al contrario, un fondamento nella lettera che Francesco Lino, segretario del duca, scrisse il 18 settembre 1578 al Borromeo stesso: "Il SS.mo Sudario si trasferì domenica passata in Turino nella cappella di S. Lorenzo": qui manca il riferimento al palazzo ducale.2
Se non si dimostra che nel palazzo ducale o castello esisteva un'altra cappella dedicata a San Lorenzo, la lettera al Borromeo risulta decisiva per conciliare le due tradizioni storiografiche apparentemente contrarie, provando che la cappella ducale in cui fu collocata la Sindone giunta dalla Savoia era l'antica chiesa di S, Lorenzo, detta allora S. Maria del Presepe, dove il cardinal Borromeo venerò la Sindone.
Tuttavia, la chiesa di S. Lorenzo restava, sotto l'aspetto architettonico, piccola cosa e non molto dignitosa. A questo punto comparvero a Torino i Teatini, ai quali spetta, almeno il parte, il merito della costruzione del nuovo San Lorenzo guariniano. Vi giunsero nel giugno del 1622, chiamati personalmente dal duca Carlo Emanuele I, che li conosceva e apprezzava da oltre vent'anni, anche come quaresimalisti del duomo.
Ma chi erano i Teatini?
Fondati a Roma nel 1524 da San Gaetano da Thiene e da Gian Pietro Carafa, futuro papa Paolo IV, presero il nome da Theate, versione latina di Chieti, di cui Pietro Carafa fu vescovo; ma il nome completo, secondo il diritto canonico, è quello di Chierici Regolari Teatini. Essi furono il primo ordine religioso di quella nuova forma di vita consacrata costituita appunto dai Chierici Regolari, sorti nel Cinquecento - secolo della riforma rivoluzionaria di Lutero - e inizio Seicento come risposta a quel sentito bisogno di rinnovamento, realizzatosi poi nella riforma e nella controriforma cattolica, di cui i nuovi ordini religiosi e il concilio di Trento (1545-1563) furono la massima espressione. Dopo i Teatini furono fondati: i Barnabiti a Milano nel 1530, i Somaschi a Venezia nel 1534, i Gesuiti a Parigi nel 1534, i Camilliani a Roma nel 1582 e infine gli Scolopi a Roma nel 1617. I loro membri erano tutti chierici (sacerdoti), animati da un intenso impegno pastorale, che si esplicava nella predicazione, nella formazione del clero, nel servizio agli infermi, nella educazione della gioventù nelle scuole, nella evangelizzazione nelle missioni ed anche nelle parrocchie. Fu soprattutto Carlo Emanuele I nel suo lungo governo (1580-1630) a chiamare gli ordini mendicanti riformati e i chierici regolari, come strumenti della riforma tridentina, nel suo ducato e a Torino: nella capitale giunsero i Barnabiti a San Dalmazzo nel 1608 e gli Agostiniani Scalzi nel 1611, cui il duca affidò poi la chiesa di San Carlo; i Gesuiti invece erano già giunti verso il 1550 circa.
I Teatini, giunti a Torino nel giugno del 1622, erano quattro, due padri e due fratelli laici. I padri, napoletani, erano religiosi di ottima qualità. Padre Gaetano Cossa, primo preposto della comunità torinese, era un uomo di straordinaria cultura e pietà: letterato, astronomi, pittore e insigne filosofo, fu inviato per negoziati politici da Carlo Emanuele I presso il re di Spagna, che nel 1625 lo nominò arcivescovo di Otranto. Padre Dionisio Dentice, autore di numerose opere teologiche e patristiche, fu aggregato ai Collegi di Filosofia e di Teologia all'Università di Torino. Nonostante fossero stati invitati a Torino, per oltre un decennio la loro sistemazione fu precaria e contrastata: passarono dalla chiesa di San Paolo (Confraternita di S. Croce) a S. Michele, dalla SS. Trinità (nel 1624) alla cappella di S. Lorenzo nel 1634, con la promessa di "innalzarvi una nuova et grandiosa chiesa". Ben contento, Vittorio Amedeo I con Lettere Patenti dell'8 febbraio 1634 donò ai padri casa e terreno su Piazza Castello, per erigervi una chiesa dedicata al "glorioso martire San Lorenzo", chiesa dichiarata ducale. E' già il 6 giugno, festa del miracolo eucaristico, venne benedetta la prima pietra. Tuttavia, come già ricordato, il proseguimento dei lavori non fu altrettanto sollecito. Ma fu una fortuna, perché il passare del tempo favorì l'arrivo del geniale Guarini, che nell'anno della posa della prima pietra aveva appena dieci anni. In una relazione fatta dai padri il 15 febbraio 1650 i religiosi della comunità erano nove, di cui sei sacerdoti: il preposito Bernardino Sessi, vicentino, un piacentino, tre bergamaschi e un torinese, Carlo Emmanuele Romagnano.
Nel Settecento, come chiesa reale, San Lorenzo ospitava sovente nelle cerimonie liturgiche o simili i sovrani e la corte: particolarmente solenni erano la novena in preparazione al Natale e la processione del Giovedì Santo. Si incontrano i padri nei momenti importanti della Chiesa torinese, come i sinodi diocesani: tra gli esaminatori sinodali eletti nel sinodo dell'arcivescovo Giovanni Battista Roero del 1775 compaiono anche i nomi di due padri teatini: Caetano Davide e Marchisio Michelangelo; In quello del cardinale Gaetano Costa del 1788 s'incontrano padre Marchisio Michele Agostino, ex-generale dell'ordine, e padre Tommaso Ballard.
La rivoluzione francese, giunta a Torino nel 1798 con il Governo provvisorio, e poi i decreti napoleonici fecero piazza pulita di tutti gli ordini religiosi, Teatini compresi. Infatti, prima ancora del decreto napoleonico di soppressione generale del 31 agosto 1802, una serie di decreti aveva provveduto ad espellere dai loro monasteri e conventi i religioni e le religiose, incamerandone i beni: i Teatini furono espulsi da San Lorenzo con decreto del 13 aprile 1801 e non sarebbero mai più tornati in Piemonte: la comunità contava diciassette religiosi, di cui dieci padri e sette conversi. Come non raramente è accaduto, era un modo strano di esprimere riconoscenza a un ordine religioso che con Guarino Guarini aveva donato a Torino splendidi e insuperabili capolavori dell'arte barocca.

CONGREGAZIONE DEI PRETI DELLA REAL CHIESA DI SAN LORENZO: DAL 1838 AD OGGI

Mandando in esecuzione le lettere apostoliche di papa Gregorio XVI del 27 maggio 1837 e avuto l'assenso del re Carlo Alberto il 20 gennaio 1838, l'arcivescovo Luigi Fransoni, il 29 gennaio 1838 erigeva la Congregazione dei Preti della Real Chiesa di San Lorenzo. La presa di possesso, a nome dei Preti, davanti al vicario generale Filippo Ravina, avvenne il 10 febbraio da parte del teologo Giovanni Melano, preside della Facoltà Teologia dell'Università di Torino. La nuova Congregazione fu costituita dai canonici della Collegiata della SS. Trinità, legata all'altare omonimo della cattedrale di San Giovanni Battista, non addetti alla chiesa del Corpus Domini, dove appunto prestavano servizio pastorale sei canonici teologi, tra i quali in queli anni il canonico Giuseppe Benedetto Cottolengo.
L'istituzione della Congregazione veniva incontro ad una richiesta dei canonici della SS. Trinità (tra cui il Cottolengo), avanzata prima al sovrano e poi il 3 giugno 1830 ai canonici del capitolo della cattedrale: essi chiedevano che l'ufficiatura della chiesa di San Lorenzo fosse loro affidata, data l'insufficienza del servizio religioso prestatovi dopo l'espulsione dei Teatini.
Compiti pastorali dei Preti della Congregazione erano la predicazione, la celebrazione del Sacramento della Confessione e delle funzioni liturgiche richieste. Dati gli scarsi introiti della chiesa e l'insufficienza delle prebende canonicali, per mandato della Santa Sede veniva assegnata in perpetuo alla Congregazione dei Preti una pensione annua di 550 scudi, pari a tremila lire della moneta pedemontana, da ricavarsi dai redditi della Abbazia di San Benigno di Fruttuaria, diocesi di Ivrea, a partire dal 27 maggio 1837.
In seguito alla legge del 15 agosto 1867 che sopprimeva molti enti ecclesiastici - tra cui le collegiate di canonici, compresa quella della SS. Trinità - incamerandone i beni, la Congregazione dei Preti di San Lorenzo si salvò - restando semplice congregazione di preti - e continuò a percepire la pensione annua di lire 4.200, grazie al suo particolare legame con la Casa Reale, da cui era stata istituita e da cui dipendeva (tramite il Ministero della Real Casa) e la cui Real Chiesa di San Lorenzo serviva a beneplacito del sovrano. Stessa cifra si pagherà ancora nel 1920 da parte del Fondo per il Culto, che rifiuterà aumenti a causa della passività della gestione dei beni dell'ex-Abbazia di S. Benigno. Al presente i canonici non percepiscono nulla.
Infine un accenno ad alcune significative personalità tra i preti-canonici. L'arcivescovo di Torino, Lorenzo Gastaldi (1871-1883) fu canonico a San Lorenzo dal 1841 al 1850 e vi fu consacrato vescovo di Saluzzo il 2 maggio 1867; Carlo Rossi (1890-1980), canonico dal 1926, fu eletto vescovo di Biella nel 1936; l'attuale rettore, canonico Pier Giorgio Micchiardi, è stato consacrato vescovo ausiliare di Torino, il 3 gennaio 1991. Personalità di rilievo del clero torinese nell'ultimo trentennio dell'Ottocento fu Augusto Berta (1823-1902), rettore negli anni Novanta: assistente ecclesiastico delle Unioni Operaie Cattoliche e grande animatore accanto a San Leonardo Murialdo del movimento cattolico torinese; dal 1878 al 1902 fu docente di Sacra Scrittura nella Facoltà Teologica del Seminario Arcivescovile. Suo contemporaneo fu Augusto Berteu (1828-1912), canonico dal 1867: fu dal 1880 al 1908 predicatore nell'opera di San Massimo per le missioni al popolo; collaboratore, poi successore e primo biografo del beato Francesco Faà di Bruno. Nella seconda metà del Novecento meritano di essere ricordati il canonico Giovanni Battista Bosso (1910-1979) e mons. Carlo Chiavazza (1914-1981): il primo per lunghi anni assistente e intelligente animatore diocesano della GIAC (Gioventù Italiana di Azione Cattolica) e infine Cancelliere della Curia Arcivescovile; il secondo, giornalista di valore, già impegnato nella Resistenza come viceparroco a Racconigi, poi come cappellano, reduce dalla campagna di Russia, fu dal 1946 direttore del settimanale cattolico torinese "Il Nostro Tempo"; molto seguita era la sua messa domenicale delle ore undici.

Architettura e teologia in Guarino Guarini di Carlo Tosco


Sezione della Chiesa di San Lorenzo, da Architettura Civile di Guarino Guarini

La chiesa di San Lorenzo è tra le opere di architettura più significative di Guarino Guarini, che hanno segnato il volto barocco della città di Torino. La chiesa già esisteva da tempo, nata per un voto del duca Emanuele Filiberto fatto in occasione della battaglia di San Quintino, avvenuta nel giorno di commemorazione del martire Lorenzo, il 10 agosto1557. All'inizio del Seicento i padri Teatini si erano insediati in città, prendendo possesso della cappella e dando avvio a una nuova costruzione. Il cantiere però incontrava diversi problemi organizzativi e finanziari, mentre i lavori procedevano lentamente. Una svolta si verifica con l'arrivo di Guarini nella capitale sabauda nel 1666, reduce da un soggiorno parigino ricco di nuove esperienze e stimoli intellettuali. Due anni più tardi l'architetto iniziava i lavori nella sede dei padri Teatini, seguendo il cantiere fino alla conclusione della prima fase: lui stesso celebrerà la messa di consacrazione nel 1680, poco prima di lasciare Torino per la sua nativa Modena, morendo nel 1683.
Per comprendere la cappella di San Lorenzo è necessario considerare fattori diversi: il suo rapporto con la committenza ducale e il ruolo rappresentativo per l'ordine dei Teatini. L'edificio è memoria di una vittoria militare, che segna l'inizio delle fortune sabaude in età moderna. La sua collocazione nella scena urbana diviene quindi significativa: a fianco del Palazzo Ducale, collegato a sua volta con il duomo, dove Guarini realizza la Cappella della Sindone. I centri del potere civile ed ecclesiastico vengono così saldati in un grande nucleo edilizio, che ospita nel suo perimetro la cappella dei Teatini, in ordine fortemente legato alla casa Savoia. Si comprende dunque l'importanza dell'intervento guariniano, che doveva rappresentare forze ed interessi diversi, ma tutti convergenti verso la celebrazione del santo martire Lorenzo.
L'architettura della chiesa figura tra le opere più complesse del Seicento barocco. La macchina costruttiva si compone di sistemi strutturali distinti e sovrapposti. La pianta è ricavata da un ottagono regolare, ma il suo perimetro risulta come compresso da superfici curve su tutti i lati. Tali superfici si sviluppano in alzato in un sistema di otto archi poggianti su mensole incastrate nel muro, a loro volta sorrette da colonne. Viene così ricavato lo spazio per le cappelle radiali, collocate all'interno di nicchie alternativamente rettangolari e semicircolari, mentre rimangono liberi il lato d'ingresso e quello opposto, dove si apre il presbiterio. Lo spazio riservato al celebrante assume così una marcata autonomia, delimitato alla base da un'ellisse e coperto da una volta a nervatura intrecciate, formata da due triangoli equilateri che, incrociandosi sul baricentro, descrivono una stella di Davide. Ritornando allo spazio principale, al di sopra degli otto archi corre una cornice continua, che diviene la base di un secondo livello, formato da quattro arconi maggiori che sostengono la cupola, collegati tra loro da archi secondari, occultati all'interno della muratura. Nella chiesa di San Lorenzo esiste infatti un complesso sistema strutturale non visibile, che rende difficile la comprensione immediata dei rapporti statici, e utilizza soluzioni inusuali per l'età barocca, come gli archi rampanti. I recenti lavori di restauro hanno consentito di indagare meglio questi elementi architettonici nascosti. Al di sopra degli arconi si imposta un anello circolare che funge da appoggio alla struttura della cupola, formata da nervature che si incrociano tra loro descrivendo una figura stellare di otto punte. Alla sommità infine la fabbrica è conclusa dalla lanterna, dotata di otto finestre che inondano di luce l'interno. La chiesa appare oggi orfana della facciata, mentre all'esterno prosegue il prospetto architettonico della piazza. In origine il suo autore aveva però previsto una fronte autonoma, dotata di un'iscrizione inneggiante alle virtù del martire Lorenzo, pubblicata tra le immagini del suo trattato Architettura civile, edito postumo a cura di Bernardo Vittone per iniziativa della comunità teatina torinese.

Real Chiesa di San Lorenzo - Interno della cupola

I costoloni della cupola assolvono da soli alla funzione di struttura portante, rendendo possibile lo svuotamento delle murature intermedie e l'apertura di grandi spazi finestrati. Si tratta di una tecnica costruttiva applicata dagli architetti arabi nella Spagna musulmana, che forse Guarini conosceva in seguito a un viaggio oltremare, ipotizzato da molti critici. Di fatto però la cupola di San Lorenzo segue il principio dell'ossatura autonoma portante da tempo elaborato nelle costruzioni gotiche, che sicuramente l'architetto aveva osservato per via diretta, come si comprende dalla lettura del suo trattato. Qui il Teatino dimostra una sorprendente apertura critica verso l'arte di secoli ancora disprezzati dalla cultura barocca, giungendo a lodare le fabbriche del Medioevo per il loro stupefacente "miracolo" strutturale.
Guarini realizza il progetto di San Lorenzo sulla base di una complessa cultura teologica, filosofica e tecnica. E' proprio questo l'elemento che distingue la sua figura di architetto: l'incontro tra saperi diversi, tra discipline che tendono a una sintesi nuova. Guarini è un padre teatino, che ha saputo affrontare i grandi problemi aperti dalla filosofia di Cartesio e dalla scienza sperimentale di Galileo, partecipando al dibattito contemporaneo sui rapporti tra il nuovo pensiero induttivo e la tradizione teologico-aristotelica, basata sulla deduzione e sul principio logico del sillogismo. Con la voluminosa opera dei Placita philosophica, stampata a Parigi nel 1665, aveva tentato una sintesi innovativa, seguendo le linee di pensiero del suo ordine religioso, in particolare del teologo e filosofo Giovanni Morandi, suo diretto superiore nella casa di San Vincenzo a Modena. Alla formazione intellettuale di Guarini però si accompagna un ricco sapere tecnico, maturato nell'attività di cantiere, in contato con le maestranze edili e con gli ingegneri attivi nel settore militare. Tutti questi aspetti devono essere considerati se si vuole comprendere il suo ruolo nella storia dell'architettura come in quella del pensiero. Alla base c'è l'idea di una sintesi tra le scienze, molto sentita nell'età barocca, guidata dalla teologia.
Per approfondire tali aspetti, è necessario riferirsi alla spiritualità dei chierici regolari Teatini, l'ordine religioso che aveva promosso la costruzione della chiesa. Una significativa fonte d'ispirazione piò essere riconosciuta nell'opera che meglio rappresentava gli orientamenti ascetici dell'ordine, il Combattimento spirituale di Lorenzo Scrupoli, stampato per la prima volta nel 1589. La sua influenza sulla vita teatina fu enorme, e nel 1656 padre Francesco Carafa, preposito generale, ordinava che ogni religioso ne possedesse una copia per la meditazione personale. Il tema portante del trattato era quello della lotta interiore, combattuta dal cristiano per conseguire le virtù della fede sotto la guida di Gesù Cristo, capitano delle armate spirituali dei Teatini. La stessa chiesa di San Lorenzo era nata per celebrare la vittoria di una battaglia, ottenute dalla forze cattoliche di Spagna alla guida di Emanuele Filiberto. Il Combattimento spirituale descrive come il cristiano debba elevare il suo intelletto dalla materia alla contemplazione di Dio, procedendo per gradi, fino alla bellezza della luce divina, separando sempre "quello che vedi dallo spirito che non vedi". La bellezza che si deve raggiungere tramite i conflitti dell'anima è immateriale e razionale: il cammino di elevazione conduce a "vedere con l'intelletto". E' possibile nella fabbrica del San Lorenzo riconoscere tratti di questa spiritualità, materializzati nell'opera architettonica, che secondo Guarini è frutto dell'intelletto ed è figlia della matematica, come afferma nel suo trattato sull'Architettura civile (I,3). La conoscenza delle leggi matematiche è conoscenza delle regole fissate da Dio nella creazione del mondo, vera fonte di ogni bellezza. Il tema del combattimento si riconosce nel conflitto degli elementi costruttivi, tradotto in termini di opposizione tra spinte e controspinte, fino all'ascensione verso la luce che penetra dalla cupola diafana, emblema della "luce suprema" posta dallo Scupoli come termine della lotta cristiana. Anche nella costruzione della Cappella della Sindone si potrebbero riconoscere elementi-guida della spiritualità teatina, che vedeva nella meditazione sulla passione di Cristo l'origine di ogni combattimento per l'ascensione spirituale. Sono questi temi che la critica contemporanea non ha saputo approfondire, lasciando in ombra i caratteri teologici dell'opera guariniana, in realtà determinanti per la sua ricerca di un nuovo modello di architettura sacra.

 

NOTE:

1- Articoli apparsi nell'opuscolo Real Chiesa di San Lorenzo, edito dalla Regione Piemonte, dalla Compagnia di San Paolo e dalla Congregazione dei Preti di San Lorenzo, stampato in occasione dei restauri della chiesa stessa, eseguiti fra il 1998 e il 2000.

2- Fossati Luigi, La Sacra Sindone: Storia documentata di una secolare venerazione, pp. 98-114, ELLEDICI, Leuman (Torino), 2000.

 

Una iniziativa della Associazione dei Cavalieri della Spada e del Silenzio da un’idea del Maestro Roberto Zarpellon - ricerca storica e pubblicazione Dr. Sergio Baldan