La Cappella Ducale di Torino

REAL CHIESA DI SAN LORENZO

Storia di una Istituzione Musicale

 

LA CAPPELLA DUCALE E LA SACRA SINDONE

 

Una evoluzione parallela ha avuto la Cappella Ducale: l'istituzione musicale che accompagnava la vita della corte e i suoi principali avvenimenti e della quale non si conosce l'anno della sua istituzione, mentre la Cappella della Cattedrale accompagnava la vita religiosa della città. Fino a quando la capitale degli stati sabaudi era Chambéry, la vita di questi due organismi era abbastanza distinta, le loro attività artistiche si intrecciavano solamente quando la famiglia del duca si trasferiva a Torino. Dopo il 1562 le cose però cambiarono e la presenza pressoché costante della corte farà si che tra la Cappella Ducale, quella del Duomo e il Collegio degli Innocenti vi sia un continuo intersecarsi di attività ed uno scambio di musicisti e cantori.
Come regola generale la corte e la cattedrale avevano il proprio maestro di cappella, ma non è raro incontrare uno stesso personaggio alla direzione dei due complessi e di constatare una partecipazione effettiva dei maestri di cappella del Duomo alla vita di corte. Come ad esempio Giovanni Battista Trabattone, che dal 1632 risulterà essere il direttore dei due complessi; oppure Giovanni Carisio (morto nel 1687), molto noto ed apprezzato nella sua epoca, che unisce il servizio del duca con quello del capitolo; egli infatti è organista, maestro di Cappella e professore nel Collegio degli Innocenti.1
A facilitare questa interscambiabilità concorreva senza dubbio la particolare situazione logistica, con il Duomo e la Reggia pressoché contigui.

Ma un fatto di straordinaria importanza si verificò negli stati sabaudi verso la metà del XV secolo: l'acquisizione della Sacra Sindone. Fin dall'inizio il sacro lino venne considerato come l'oggetto più prezioso tra i tesori del duca di Savoia. La sua custodia sarà di competenza della Cappella fino alla fine del XVI secolo.

La travagliata avventura della preziosa reliquia aveva trovato finalmente un sicuro approdo nel 1453, quando Margherita di Charny, moglie del conte Umberto de La Roche, dopo esserne entrata fortunosamente in possesso, decise di affidarla alla duchessa Anna di Lusignano, moglie del duca Ludovico di Savoia, che allora risiedeva a Chambery.
Negli anni che vanno dal 1453 al 1456, cioè nei primi anni dopo l'arrivo del Sudario, si assiste ad una profonda trasformazione nell'organizzazione della Cappella, allora più simile ad una organizzazione ecclesiastica che ad un complesso vocale e strumentale quale lo concepiamo oggi, e come poi diverrà in epoca successiva. Infatti la Cappella era allora composta da cappellani, frati e chierici riuniti intorno ad un maestro di cappella, un elemosiniere ed un arcidiacono. Rare deroghe erano giustificate nei casi di musicisti di particolare talento e fama.
Il maestro di cappella, che rappresentava la chiave di volta dell'intera organizzazione, apparteneva di solito alla classe nobiliare ed era anche vescovo, o protonotario apostolico o addirittura cardinale. Sembra che si attribuisse maggiore importanza al fatto di essere nobile e dignitario ecclesiastico che alla competenza musicale. Molto spesso era dunque affiancato da un musicista autentico, sulle spalle del quale gravava il prestigio della Cappella.
La maggior parte dei membri era costituita da cappellani che erano pure coristi ed esercitavano, generalmente, una seconda funzione al servizio della famiglia ducale in qualità di elemosinieri, confessori, segretari o consiglieri, con il risultato di acquisire una importanza presso la Corte. Grazie a questa loro posizione, erano chiamati a far parte del corteo ducale nei viaggi che la corte compiva a Chambery, Ginevra, Losanna, Torino, Vercelli, Moncalieri, Pinerolo, Ivrea, ecc. Tali viaggi erano in realtà delle autentiche "spedizioni" attraverso le montagne, dovendosi trasportare a dorso di mulo le sedie, i banchi, gli utensili da cucina, l'organo, i libri di musica e la Sindone.
Come tutte le istituzioni medioevali, la Cappella viveva dei redditi delle terre, dei castelli e delle varie proprietà che le erano stati assegnati a titolo di beneficio. I più cospicui di questi redditi provenivano dalla castellanie di Quart e Mont Jovet in Val d'Aosta e da quella di Morges, sulle rive del lago Lemano.
Il numero dei cantori era abbastanza limitato, questo sino alla fine del regno di Amenedo VIII, ed era poi soggetto alle alterne fortune di una Corte legata alle fluttuazioni della vita politica, culturale e artistica.
L'arrivo della Sindone provocò una serie di trasformazioni nella cappella, sia dal punto di vista istituzionale che musicale. Si nota infatti un notevole incremento nel numero dei cantori, che dal 1° maggio 1455 risultano essere in numero di sedici, e questo numero diventerà ormai il minimo vitale della Cappella.
Per meglio capire l'importanza di questo cambiamento va ricordato che il numero dei cantori si mantenne per lungo tempo piuttosto limitato (almeno fino ad Amedeo VIII il Pacifico, duca di Savoia dal 1416 al 1451), a causa delle altalenanti condizioni economiche della Corte, che ha sempre alternato momenti di discreta prosperità con periodi di ristrettezze. Comunque, fino al 1449 i componenti non superarono mai il numero di dieci, comprendendo anche il suonatore di tromba e l'organista; mentre negli anni che vanno dal 1449 al 1455 non superano i dodici. Entrando nello specifico potremo riassumere il questo modo la sua evoluzione:

  1. - dal 1449 e fino al 30 aprile 1455, dodici elementi:

  • due tenori:2 Guillame Porée, un frate, e Pierre Lynardiére;

  • un cappellano cantore, Barthélemy Chuet;

  • sette cantori;

  • un organista;

  • un trombettista.

  1. - dal primo maggio 1455 al 30 aprile 1456, sedici elementi:

  • un maestro di cappella, Guillaume Dufay;

  • un cappellano cantore, Barthelemy Chuet;

  • due tenori;

  • undici cantori;

  • un organista.


Come già accennato prima, vi è una ripresa della collaborazione con Guillame Dufay, che sempre da 1° maggio 1455 risulta nominato Magister Cappellae illustrissimae Domini nostri Sabaudiae Ducis. Ecco dunque il famoso compositore, conteso dalle principali corti europee, di nuovo al servizio dei Savoia come Maestro della Cappella Ducale.
Un'altra innovazione la si riscontra con la nomina, per la prima volta, di un Custos, ossia di un guardiano, che sovrintende all'attività della Cappella e soprattutto ai problemi che si venivano creare con gli spostamenti della Corte e di tutto il seguito, Cappella e Sacra Sindone comprese. Questo Custos veniva scelto fra i chierici della Cappella stessa, che fino al 1454 erano al massimo in tre, mentre poi aumenteranno a quattro. Il primo a ricoprire questa carica sarà un certo Jean Renguis.
Negli anni che seguirono, cioè nel periodo che va dal 1456 al 1478, sotto i regni di Ludovico il Generoso (duca dal 1439 al 1465), di Amedeo IX il Beato (duca dal 1465 al 1472) e della reggente Jolanda di Francia, la Cappella acquisterà ancora una maggiore consistenza: infatti nel 1460 arriva alla cifra record di 23 elementi, tra cui quattro tenori e due organisti, ponendosi così tra le più importanti in Europa, insieme con la Cappelle del re di Francia, del duca di Borgogna e di Saint-Jean di Lione.
La duchessa Jolanda, tra il 1469 e il 1470, completerà l'opera con la costruzione di un grande organo nella Sainte-Chapelle di Chambéry opera di Jehan Piaz.

Alla morte della duchessa la Cappella è dunque completa. D'ora in poi la sua vicenda si svolgerà in un modo simile a quella di altri analoghi complessi musicali, partecipando ai principali avvenimenti della vita della Corte, come pure della sua vita quotidiana. Ma la Cappella Ducale avrà in più una caratteristica particolare: quella di essere anche la Cappella Musicale della Sindone, seguendola negli spostamenti a Nizza e a Vercelli durante il periodo dell'occupazione francese dopo il 1536, e infine a Torino quando verrà trasferita nel 1578.

Castello Savoia di Chambery - La Sainte Chapelle

Per quanto riguardano le vicende della preziosa reliquia, va ricordato che nel 1502 venne sistemata all'interno della Sainte-Chapelle, che a sua volta si trova nel grande Castello Savoia di Chambery, sede della corte. Dopo qualche decennio, nella notte fra il 3 e il 4 dicembre 1532, un incendio colpì l'urna di legno, rivestita d'argento, che la conteneva. Da un lato arroventato dell'urna alcune gocce di metallo fuso attraversarono i diversi strati ripiegati della reliquia, danneggiandola. Dopo due anni le monache Clarisse la ripararono, con i rattoppi ancora visibili, e la reliquia riprese il suo posto nella Sainte-Chapelle, fino al suo trasferimento a Torino nel 1578.

Prima solenne ostensione della Sindone a Torino alla presenza di San Carlo Borromeo nel 1578. Incisione ad acquaforte e bulino su seta. Al di sopra della raffigurazione si legge la scritta: "Il verissimo ritratto/ della Sacrosanta Sindone/ overo tela, nella quale fu involto il pretiosissimo corpo del nostro Salvatore" .

Ritornando ai vari trasferimenti della corte, con al seguito la cappella musicale e la Sacra Sindone, si ricordano tutta una serie di lunghe trasferte, iniziate nel 1471 e terminate con il ritorno a Chambéry nel 1475, con soste di vari mesi a Vercelli, Torino, Ivrea, Moncalieri, di nuovo Ivrea e poi il ritorno al di là delle Alpi. Questi viaggi, indubbiamente faticosi e disagevoli, costituivano per i musicisti anche una sicura e preziosa possibilità di aggiornamento. A Torino, come a Ginevra o Vercelli, i queste occasioni si stabiliva una proficua collaborazione tra i cantori e i musicisti della Cappella Ducale con quelli delle varie cattedrali: alcuni non esitavano a passare da un organismo all'altro.
Per quanto riguarda più da vicino la Sindone, questi viaggi costituivano un'occasione per mostrare la reliquia ai fedeli. Numerosi ricordi di queste ostensioni costellano ancora i due versanti delle Alpi: uffici liturgici a lei dedicati sono stati ritrovati in alcune chiese. Per il passaggio delle Alpi veniva normalmente utilizzata la valle di Susa, attraverso il valico del Moncenisio. Le cerimonie avevano luogo sia nelle chiese più importanti sia nelle piccole cappelle di montagna, oppure all'aperto, stesa su un prato. Vicino a Modane esiste una piccola località chiamata "Saint-Suaire" e a Loutraz si trova un oratorio sotto il suo titolo. Vi sono poi numerose altre analoghe testimonianze.
Agli inizi del 1500, grazie anche all'azione svolta dai francescani e dai domenicani che, con le loro processioni, predicazioni e sacre rappresentazioni incentrate sulla Passione di Cristo favorirono la diffusione del culto, si andarono formando molte confraternite dedicate alla Sindone. A Torino ne venne fondata una nel 1598, numerosi musicisti ne fecero parte, tra i quali ricorderemo i membri della famiglia Giay, che tanta importanza ebbero nella storia musicale della città.3

Di estrema importanza fu la decisione del duca Emanuele Filiberto di trasportare, nel 1563, la capitale dei suoi Stati da Chambery a Torino, con il conseguente maggiore interessamento dei duchi di Savoia per lo sviluppo della parte italiana dei loro domini.
A partire da questa data si assiste ad una rapida espansione dell'attività musicale. Il duca Emanuele Filiberto, soprannominato "il protettore dei musicisti", unitamente alla moglie Margherita di Francia, ebbe cura di riorganizzare il corpo musicale in attività a corte. A fianco dei musicisti della Cappella, compaiono ora i "Musici della Cittadella", al servizio personale del duca, antenati di quelli "di Scuderia". Si trattava allora di poche trombe e tromboni destinati ad accompagnarlo, assieme al Corpo degli Scudieri e Arcieri,4 nei suoi spostamenti ufficiali e nei suoi "ingressi" solenni nelle città.
Contemporaneamente si assiste pure all'evoluzione delle feste di corte, non dimenticando che l'ideatore del francese "ballet de cour" era stato il piemontese Baldassare Belgioioso. In Piemonte si venne così a costituire una tradizione di feste che non avrà nulla da invidiare alle feste francesi, secondo quanto asserisce il cronista dell'epoca padre Ménestier.
Ritornando ancora sull'attività musicale più tipica per la vita di corte, si ricorda che 1608 è stato l'anno nel quale le feste che la interessavano raggiunsero il suo massimo splendore. Ai "ballets de cour" si aggiunsero giostre, tornei, caroselli ed altri divertimenti: il tutto in onore del duplice matrimonio delle principesse Isabella e Margherita con i principi di Mantova e di Modena.

Nel 1578, il duca Emanuele Filiberto decise di trasferire temporaneamente la Sindone a Torino, con la motivazione di abbreviare il pellegrinaggio di San Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano, lasciando apparire (forse rispondente alla verità) l'iniziativa come un gesto di deferenza verso il grande e popolare arcivescovo. San Carlo aveva fatto voto di recarsi a piedi a venerare l'immagine della Sindone se la peste di quell'anno, che affliggeva Milano, fosse cessata. Il morbo si placò e il sant'uomo si mise in viaggio per adempiere al voto fatto.
Emanuele Filiberto da tempo voleva portare la Sindone a Torino, ma trovava un fiero ostacolo nella resistenza degli abitanti di Chambery, così non si fece perdere l'occasione di coronare questo suo desiderio.
La Sindone fu accolta nell'attuale chiesa di San Lorenzo, allora chiamata Santa Maria del Presepe.5

Torino.Santa Maria del Presepe.La prima cappella ducale dedicata in seguito a San Lorenzo. Ospitò la Sindone quando la reliquia venne trasferita a Torino da Chambery nel 1578.

Poco dopo vi giunse San Carlo Borromeo che poté venerarla e, dopo che questi fu ripartito, rimase a Torino e mai più tornò a Chambery. La Sindone venne poi trasferita nella Cattedrale di San Giovanni Battista, solamente in alcune occasioni venne trasportata temporaneamente in San Lorenzo e nel Palazzo Reale. Nel 1694 venne solennemente collocata nella cappella costruita da Guarino Guarini, che divenne la sua sede definitiva.
Da questo momento la Sindone perderà via via la sua caratteristica di reliquia "privata" di Casa Savoia, per divenire l'oggetto di un'attenzione più vasta, che sarà favorita da numerose ostensioni a Torino nei sec. XVII e XVIII. Divenne così sempre più oggetto di venerazione da parte del popolo. La popolazione era infatti invitata a venerare la Sindone per ogni matrimonio o battesimo nell'ambito della nobiltà e per ogni ricorrenza importante, sia religiosa che politica. La Sindone diventava così sempre più una parte importante della tradizione religiosa popolare.

Quindi, tra la preziosa reliquia e la musica il legame era ben stretto, e sicuramente molti compositori ne avranno tratto l'ispirazione per comporre musiche ad essa dedicate. Il fatto che la Sindone si trovasse conservata in un'apposita cappella della chiesa cattedrale, potrebbe far pensare che i primi a trarne l'ispirazione fossero proprio i musicisti della Cappella del Duomo, invece si è constatato che costoro le hanno dedicato solo poche musiche, mentre la maggior parte delle composizioni risultano provenire dai compositori della Cappella Ducale.
Appare dunque strano che compositori fecondi come Dufay, Eloy d'Amerval 6 e Antoine Brumel7 non abbiano trattato questo tema. Alcuni storici pensano che forse negli incendi che hanno travagliato la vita della Sindone, gli spartiti delle composizioni ad essa dedicate (e probabilmente conservati nelle vicinanze) siano andati irrimediabilmente persi. Ma forse la spiegazione di tutto ciò sta nel fatto che la Sindone, sempre considerata come il più prezioso oggetto appartenente alla corona, di conseguenza tutto ciò che la riguardava sia stato come una prerogativa della corte, compresa la musica, che pertanto aveva nella Cappella Ducale la sua naturale espressione. Bisogna anche aggiungere che il maestro della cattedrale, più limitato nelle disponibilità soprattutto in fatto di strumenti, non poteva scrivere con l'ampiezza di organico richiesta dalla circostanza. Il duomo di Torino non disponeva di un vero complesso strumentale; non risulta, infatti, se la sua Cappella possedesse dei violini o se dovesse ricorrere a collaboratori esterni per le esecuzioni solenni. Non si parla mai dell'insegnamento di strumenti ad arco agli allievi del Collegio: per contro, il maestro vi aveva l'obbligo di insegnare, per contratto unicamente l'organo e il cembalo. Solo durante i secoli XVII e XVIII "la Cappella è obbligata di trattenere un suonatore di basso, o sia violone". L'oboe comparirà soltanto nel 1741 con il basso d'oboe (fagotto); a quell'epoca si inizia anche a registrare la presenza di un violoncello. Sempre però come strumenti di accompagnamento, mai come strumenti solisti.
Attualmente, dedicata al Sacro Sudario, tra i compositori della Cappella del duomo esiste solo un "Voce mea", salmo per i secondi Vespri della Santa Sindone a doppio coro di quattro voci ed organo, scritto dal già citato compositore Quirino Gasparini.
Come abbiamo visto, completamente diversa è la fisionomia della Cappella Ducale, che nel 1742 raggiungeva i 48 elementi, arrivando ad una settantina fra il 1760 e il 1770. Con una tale orchestra un maestro di cappella poteva affrontare qualsiasi partitura del tempo. Ecco dunque il motivo per cui il repertorio musicale prodotto per la Sindone sia praticamente limitato alla Cappella Ducale.8

Il 4 maggio 1506, papa Giulio II istituì la festa del Santo Sudario, che da allora fu celebrata regolarmente con un ufficio e con una messa solenne. A Chambery la cerimonia si svolgeva nella Sainte-Chapelle; la Cappella Ducale vi partecipava al completo e i pifferi ed i tamburi della città accompagnavano il corteo che precedeva l'ostensione della reliquia.
A Torino le cerimonie avevano luogo nella Cappella Reale della Sindone. I musici vi partecipavano al completo e, talvolta, erano integrati dal coro della cattedrale. Gli strumenti erano trombe, timpani e archi, a cui si aggiungeva la presenza dei cantori. Si eseguivano brani strumentali e vocali, mottetti, messe e salmi.

Interno della Cupola della Real Chiesa di San Lorenzo - Torino

Il conte Luigi Cibrario9 , nella sua ricerca storica sulla città di Torino, racconta che, in San Giovanni e nella Cappella della Santa Sindone, nelle maggiori solennità, erano rinomati i concerti tenuti dai musici della Cappella Regia.
Particolarmente care al popolo erano le "Lamentazioni di Geremia" e tutta la città, nella settimana santa, accorreva ad ascoltarle.

Per quanto concerne gli organici della Cappella nel tempo, le fonti più qualificate a cui attingere sono normalmente i conti tenuti dalla Tesoreria Generale della Real Casa, perché contengono i pagamenti trimestrali corrisposti ai musici e ai cantori, e le Patenti Controllo Finanze, che contengono le assunzioni e gli aumenti di stipendio per i medesimi.
Così, da un documento contabile del 1633, si ricava la composizione dell'organico dei "Musici di Cappella"

- M.ro di cappella, G.B. Trabattone, capomusico L.600
- Pietro Antonio Vacca L.400
- Lorenzo Petiti, sonatore di cornetto ed altri instrumenti a fiato L.300
- Angelo Barbarino detto il Veronese L.200
- Gio. Giacomo Torriani, trombone L.300
- Gio. Giacomo Fontana, trombone L.300"

Seguono poi i nomi di sei chierici.10

Fino al 1647 il numero dei musici di camera, in gran parte suonatori di strumenti ad arco, chiamati generalmente "violoni", andò sempre crescendo. Nel 1648 compare il nome di Innocenzo Somis11, il primo di questa famiglia di grandi violinisti piemontesi.

Nel 1680 la reggente Giovanna Battista11 di Nemours chiamò a Torino il veneziano Domenico Giovanni Sebenico12, allievo di Giovanni Legrenzi, il direttore della Cappella Marciana di Venezia. Il Sebenico era già un compositore abbastanza noto e nel 1689 la sua opera "Leonida in Sparta" veniva rappresentata a Torino.

Quando assunse l'incarico la composizione della Cappella Ducale era la seguente:

- il maestro;
- il "cappellano foriere della musica";
- 14 "musici cantori dei due sessi";
- la parte strumentale si componeva di ventitré suonatori, tutti compresi nel titolo collettivo di "violoni".

Nel 1681 troviamo la presenza di un maestro di Cappella in seconda, nella persona di padre Busca, già noto musicista; appare anche un organista e il numero dei "violoni" viene portato a venticinque .Da alcuni documenti questi ultimi venivano poi classificati in: "soprani, contralti, tenori, quinte e basse".
Nel 1685 venne assunto come insegnante di clavicembalo della principessa di Carignano il musicista Marc-Roger Normand (Couperin)13, cugino del famoso compositore François Couperin le Grand, che nel 1699 sarà nominato anche organista della Cappella. Marc-Roger si naturalizzerà suddito del re di Sardegna e sposerà poi una nipote di Paul de La Pierre, capo del settore dei violini, stabilendosi definitivamente a Torino.
Nel 1699, tra i "violoni soprani", vi figura per primo Lorenzo Somis e per ultimo il figlio Giovanni Battista, che sarà considerato il padre della moderna scuola di violino, non solo piemontese e italiana ma anche europea. Nel 1715 comparirà nell'organico come capo dei "violoni".14

Giovanni Battista Somis, Ritratto opera del fratello Lorenzo

Giovanni Battista Somis, nato a Torino nel 1686, era stato allievo del famoso compositore Arcangelo Corelli. Oltre alla sua attività nella Cappella di Torino, si fece ascoltare anche a Parigi, dove ebbe notevole influenza nella vita musicale e discepoli come Jean-Marie Leclair e Gulleimain, che portarono il gusto italiano in Francia. La sua composizione strumentale annovera ben centosessantasei "Concerti" e numerose "Sonate per violino"14.

Copia della partitura del mottetto Mundi Splendida, scritto da Giovan Battista Somis (1686-1783). Questa composizione, ancora inedita, é stata ritrovata nell'Archivio diocesano di Aosta

Il Somis era entrato a far parte della Cappella Ducale al tempo di Vittorio Amedeo II, ma sarà con il successore Carlo Emanuele III che la sua scuola di violino raggiunse il più alto livello. Per ben sessantaquattro anni il Somis rimase nell'organico della Cappella, morendo nel 1763, si può dire con l'archetto in mano. Suoi allievi diventati famosi furono il Guignon, il Chiabrano, il Giardini e i due violoncellisti fratelli Canavasso, che poi portarono in Germania, Francia e Inghilterra quanto appreso; ma tra questi suoi allievi va ricordato soprattutto Gaetano Pugnani15, virtuoso internazionale e direttore strumentale del re di Sardegna.
Quest'ultimo era nato a Torino nel 1731 ed entrò a far parte della Cappella Reale nel 1748 come secondo violino, si perfezionò poi a Roma alla scuola del Pasquini, andando successivamente in tournées in tutta Europa, soprattutto a Parigi, Londra e Pietroburgo. Scrisse anche alcune opere, come "Achille in Sciro" e la "Betulia liberata", ma la sua importanza è tutta nella produzione strumentale, in cui raccoglie le proposte più vitali della tecnica violinistica italiana, mettendola al servizio di una espressività di impronta già preromantica. Scrisse varie raccolte di "Sonate a due violini" e le "Sei Sonate a violino op. 3", poi altre composizioni e un "Concerto per violino e orchestra". Morì nel 1798.

Il Pugnani farà poi da maestro a quel Giovanbattista Viotti che diventerà uno dei più importanti violinisti di tutta Europa.

Il Viotti16 era nato nel 1755 a Fontanetto Po, nei pressi di Vercelli, entrò anche lui a far parte della Cappella Ducale di Torino (dal 1713 diventata Reale) dal 22 dicembre 1775 a tutto maggio dell'anno 1786. Fece poi applaudite e numerose tournées nei principali paesi d'Europa dirigendo per diverso tempo l'Opera di Parigi e passando poi a Londra. La sua fama si accompagnò a quella di una grande famiglia di liutai: i Guadagnini.
In seguito si dedicò alla composizione: la sua grande abilità si riflette nei suoi trentuno fra "Concerti per violino e orchestra e Sinfonie concertanti" e nelle molte pagine strumentali cameristiche che segnarono un'importante passo nell'evoluzione della musica. La sua impostazione formale risulta ancora legata a moduli settecenteschi, ma spesso vi affiora una sensibilità nuova, che si rivela nella melodia e nell'uso complesso e costruttivo del discorso contrappuntistico. Morì a Londra nel 1824.

A fianco di questi nomi illustri e di questa scuola di violino aggiungiamo i famosi fratelli Besozzi (oboe e fagotto) e il trombettista Litterio Sisto, originario di Messina. Poi la famiglia Celoniati, la dinastia dei Canavasso, l'abate Quirino Gasparini e Bernardino Ottani, questi ultimi anche maestri di Cappella nella Cattedrale.
Va ricordato che Mozart, nel suo passaggio a Torino, nel 1771, prese contatto con la maggior parte di questi musicisti, pure citati dallo storico inglese Charles Burney.17

Un accenno merita poi la scuola di violoncello, che appare a Torino sul finire del sec. XVII (quasi contemporaneamente che a Venezia e a Bologna), con Angelo Maria Fiorè e suo figlio Andrea Stefano18, per proseguire poi con Salvatore Lanzetti.
Dal 1707 al 1732 la Cappella venne diretta da Andrea Stefano Fiorè, al quale successe Giovanni Antonio Giay19, che ne resse le sorti fino al 1764, seguito poi dal figlio Francesco Saverio, che la condusse fino al 1798.

Nel 1725 la Cappella Reale contava trentasei elementi, ecco allora la sua composizione strumentale:

- un organista (Marc-Roger Normand-Couperin);
- quattro cantori (due soprani, un contralto e un basso);
- una tiorba;
- sette violini soprani;
- quattro violini contralti e tenori;
- un contrabbasso;
- un basso;
- due oboi soprani;
- tre oboi tenori;
- due bassi d'oboe;

- ai musici si aggiungevano poi le cinque trombe ed il timpanista della Scuderia, un copista, un organaro e un foriere.20

Grazie ad una nota spese del 1771, siamo in grado di ricostruire l'organico della Cappella in quell'anno:

-  maestro di  Cappella          -   Francesco Saverio Giay;
-  controllore e  organista      -   Carlo Giuseppe Pucci;
-  musico Soprano                -   Francesco Casatiello;
-  contralto                     -   Giacomo Giordani;
-  tenore                        -   Gaetano Pompeo Basteris;
     "                           -   Antonio Pini;
     "                           -   Giovanni Gaetano Bresso;
-  basso                         -   Giovanni Antonio Rinaldi;
     "                           -   Biagio Spotorno;
     "                           -   Giacomo Melano detto Calcina;
-  primo violino                 -   Gaetano Pugnani;
-  primi violini                 -   Vittorio Tille;
    "     "                      -   Carlo Lorenzo Celoniati;
    "     "                      -   Antonio Messier;
    "     "                      -   Francesco Toso;
    "     "                      -   Emanuel Longo;
-  primo dei secondi             -   Paolo Canavasso
-  secondi violini               -   Marc'Aurelio Canavasso;
    "        "                   -   Ignazio Celoniati;
    "        "                   -   Carlo Antonio Celoniati
    "        "                   -   Giuseppe Molino;
    "        "                   -   Vittorio Celoniati;
    "        "                   -   Giuseppe Celoniati;
-  viola                         -   Michelangelo Boasso;
      "                          -   Giuseppe Chiaves;
-  violoncello                   -   Agostino Spotorno;
      "                          -   Gaspare Giuseppe Chiabrano
-  basso                         -   Eugenio Celoniati;
       "                         -   Giuseppe Devalle;
-  contrabasso                   -   Giovanni Battista Celoniati;
       "                         -   Giuseppe Antonio Andrioli;
-  hautbois                      -   Alessandro Besozzi
       "                         -   Ignazio Prover;
       "                         -   Getano Secco;
-  bas hautbois                  -   Gerolamo Besozzi;
    "        "                   -   Federico Laval;
-  corno da caccia               -   Paolo Ghebart;
   "            "                -   Carlo Breinreich;
   "            "                -   Matteo Suardi;
   "            "                -   Vittorio Amedeo Canavasso;
-  foriere della  musica         -   Giovanni Pessagno;
-  organista                     -   Giovanni Battista Conconi;
        "                        -   Francesco Maria Conconi.

Alessandro Besozzi - disegno di Charles Van Loo

Per un totale di ben quarantatré persone. Non possiamo non notare come alcuni cognomi si ripetano, evidentemente il far parte della Cappella era diventato una tradizione di famiglia.
Tra queste famiglie ricordiamo le più importanti: i Farinel, originari di Grenoble; i La Pierre, originari di Avignone; i Somis (una decina fra i '600 e il '700); i Canavasso, una quindicina, imparentati con i Somis (la madre di Giovanni Battista Somis era una Canavasso) e con i Chiabrano; i Fioré e i Giay; poi i Celoniati, i Rasetti, i Prover, i Pucci, i Besozzi, i Le Messier, gli Spotorno, i Miroglio, i Suardi, i Ghignone, i Concone, i Cervini, i Secchi, gli Anglois, i Molino, i Ghebart, i Casella, i Vinatieri.26

La vita musicale torinese del XVIII secolo era dunque alquanto vivace.
Dal un altro documento contabile del 1775, si ricava invece la seguente composizione del complesso:

- un maestro di cappella (Francesco Saverio Giay);
- otto cantori;
- ventotto suonatori (tra cui il primo violino Gaetano Pugnani);
- un organista;
- un foriere della musica;
- due organisti;
- un copista.

A questi quarantadue effettivi, occorre aggiungerne altri quattro, che facevano parte della Cappella, ma non compresi nell'elenco perché soprannumerari: si trattava di un tenore, un basso, un organista e un violino.27
Si ricorda che, nel dicembre dello stesso anno, la Cappella si arricchì di un altro grande futuro protagonista già citato, ammesso come violino soprannumerario, l'allora ventenne Giovanni Battista Viotti, che diventerà effettivo nel febbraio successivo e rimarrà in organico, sia pure con una certa discontinuità, fino al 1786.

Nel 1782 venne a far parte della Cappella anche Luigi Ludovico Marchesi28 (Marchesini per alcuni autori), assunto il 23 aprile di quell'anno. Si trattava di un famosissimo sopranista, facente parte della categoria dei cantanti evirati.
Il 17 maggio 1782 si celebrò, nella chiesa del Carmine, una messa solenne in suffragio dell'abate Pietro Metastasio. Alle dame furono riservate le cappelle, mentre la chiesa ed il coro furono riservati alle persone distinte. Vi fu doppia orchestra: vi parteciparono infatti i musici della Cappella Regia ed i Cantori del Duomo: il primo violino era Gaetano Pugnani, mentre il principale cantore solista era il sopra citato sopranista Marchesi.

Continuava intanto lo stretto rapporto fra la Cappella e la Sacra Sindone, che si manteneva più che mai vivo ed accompagnava con grande impegno ogni ostensione, occupando un ruolo fondamentale nel cerimoniale.
Ecco come appariva il complesso cerimoniale che accompagnava l'ostensione della Sindone, alla quale assisteva il re, rivestito di un mantello rosso con le insegne dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro e vi prendevano parte i cavalieri di quell'ordine e di quello dell'Annunziata, gli ambasciatori, i principi di sangue reale, le più alte autorità dello Stato e della città e quelle ecclesiastiche.
Si iniziava con i cappellani di corte aprivano la prima grata a protezione della Sindone; poi il re stesso consegnava le tre chiavi necessarie all'apertura completa del reliquiario. Si formava quindi il corteo, che vedeva nell'ordine:

- le trombe della Guardia;
- il clero, con la Croce;
- due araldi degli Ordini dei Santi Maurizio e Lazzaro e dell'Annunziata;
- i musicisti della Cappella;
- i canonici della Cattedrale;
- i vescovi;
- il cardinale;
- il grande elemosiniere circondato dal clero palatino;
- i cavalieri dei due ordini in cappa ed insegna con il gran collare.

Il corteo così formato, passando per il salone degli svizzeri, la sala delle guardie del Corpo, l'appartamento della regina, la galleria Saiter e la galleria Beaumont, raggiungeva il padiglione situato davanti al Palazzo Reale, dove la Sindone veniva esposta alla venerazione dei fedeli che gremivano la piazza del castello e le strade vicine, ed anche i tetti su cui si arrampicavano i più ardimentosi.
L'ostensione era accompagnata dalla musica della Cappella Ducale, dal suono di tutte le campane della città e da cento colpi di cannone sparati dalla Cittadella. Sempre in corteo la reliquia veniva portata a Palazzo Madama, passando attraverso la galleria che un tempo lo univa al Palazzo Reale. Qui la Sindone veniva mostrata prima dal balcone rivolto verso via Dora Grossa (l'attuale via Garibaldi), poi verso la Strada Nuova (l'attuale via Roma) e infine da quello verso via Po.

La Sindone faceva praticamente parte della famiglia e della vita della casa regnante e le sue ostensioni ne sottolineavano i momenti più importanti e solenni. Tra le molte ne ricordiamo le più importanti:

- nel 1722, in occasione delle nozze di Carlo Emanuele III con Anna Cristina Sultsbach;

- nel 1730, in occasione della nascita di Maria Felicita, che Carlo Emanuele III aveva avuto da Polissena Cristina, sposata dopo la morte di Anna Cristina, avvenuta nel 1724;

- nel 1735, per allontanare il pericolo del contagio dei peste;

- nel 1737, in occasione con il matrimonio di Carlo Emanuele III con la terza moglie, Elisabetta Teresa di Lorena;

- nel 1750, in occasione del matrimonio di Vittorio Amedeo III, con Maria Antonia Ferdinanda, figlia del re di Spagna;

- nel 1769, in occasione della venuta a Torino dell'imperatore Giuseppe II;

- nel 1775, in occasione delle nozze di Carlo Emanuele IV con Maria Anna Clotilde,sorella dei re di Francia Luigi XVIII e Carlo X;

- nel 1789, per desiderio di Carlo Emanuele IV, per ottenere dal cielo la forza e la rassegnazione necessarie per sopportare il crollo, che sembrava definitivo, degli Stati sabaudi;

- nel 1799, per ordine dell'arcivescovo di Torino Carlo Luigi Buronzo Delsignore, nominato dal governo francese custode della reliquia;

- nel 1814, il 20 maggio, per festeggiare il ritorno del re Vittorio Emanuele I (ostensione "ob adventum Regis");

- nel 1815, per volontà di Vittorio Emanuele I, in onore di Pio VII di passaggio a Torino, dopo la caduta di Napoleone;

- nel 1822, il 4 gennaio, per bene inaugurare il regno di Carlo Felice;

- nel 1842, in occasione delle nozze del duca d'Aosta, Vittorio Emanuele II, con Maria Adelaide;

- nel 1868, il 24 aprile, a coronamento delle feste indette per il matrimonio del principe di Piemonte Umberto I con la principessa Margherita.

I documenti rivelano come in queste cerimonie intervenisse esclusivamente la Cappella Reale: non vi sono infatti riferimenti alla Cappella della cattedrale.29

Importante fu anche il rapporto di collaborazione fra la Cappella Reale e il Teatro Regio.
Il teatro dipendeva direttamente dal sovrano che sceglieva le opere, approvava gli interpreti e fissava il calendario stagionale. Il ruolo di intermediario (oggi diremo impresario) tra il sovrano e gli interpreti era svolto dalla "Nobile Società dei Cavalieri" che, volendo dotare il teatro di un'orchestra stabile, attingeva proprio dalla Cappella Regia, con il favore degli strumentisti che vedevano in ciò un'occasione per guadagnare di più e per acquisire maggior prestigio.
A seguito delle vicende napoleoniche che sconvolsero l'Europa, il 9 dicembre 1798 il sovrano Carlo Emanuele IV fu costretto a rinunciare al potere, rassegnandolo nelle mani di un governo provvisorio nominato dal generale Jobert. La famiglia reale lasciava così Torino e i componenti della Cappella rimasero senza impiego. Il maestro Francesco Saverio Giay, che aveva assunto la direzione nel 1764, si ritirò nel vicino paese di Grugliasco, dove morì nel 1801.
Al momento della soppressione, la Cappella stava già attraversando un periodo di crisi e di ridimensionamento. Già nel 1797 l'organico era sceso, comprendendo 44 membri: il maestro con 39 stipendiati e 5 soprannumerari. Ecco l'elenco dei componenti:

- il maestro di cappella (Francesco Saverio Giay);
- due tenori;
- quattro bassi;
- un primo violino (Gaetano Pugnani);
- dieci violini;
- tre viole;
- due violoncelli;
- quattro contrabbassi;
- un basso;
- un oboe;
- un clarinetto;
- due fagotti;
- due corni da caccia;
- due organisti;
- un organaro;
- un foriere;
- un copista;
- un contralto (soprannumerario);
- tre violini (soprannumerari);
- un tenore.

I Savoia rientrarono a Torino dall'esilio il 20 maggio 1814, alla caduta della dominazione napoleonica, e Vittorio Emanuele I, re dal 1802 grazie all'abdicazione di suo fratello maggiore Carlo Emanuele IV, dopo undici giorni firmava un decreto grazie al quale veniva ricostituita la regia Cappella musicale.
Ritornarono così a suonare i vecchi componenti del 1798, tranne quelli ormai troppo vecchi e per i quali veniva garantito lo stipendio, mentre altre forze giovani vennero immesse nell'organico. La riorganizzazione della Cappella non era stata comunque una cosa semplice e solo verso la metà di dicembre poté essere considerata completata. Alla fine solo quattordici dei componenti che ne facevano parte nel 1798 entrarono nel nuovo organico.
La ricostituita Cappella comprendeva quarantacinque elementi, ma non riuscirà a raggiungere la fama e il prestigio della precedente.

Direttore di questa nuova compagine era il maestro: Ignazio Agry, che dal 1814 ne resse le sorti fino al 1822. Ecco l'organico:

- primo suonatore di violino: Alessandro Molino;

- controllore e organista: Luigi Concone; Giuseppe Tagliabò;

- musici bassi: Michele Serra; Felice Calcina;

- musici tenori: Giuseppe Antonio Cane; Giambattista Rambaudi; Giambattista Scivera;

- musico soprano sovranumerario: Vincenzo Pozzi;

- suonatori di violino: Vittorio Amedeo Canavasso; Francesco Molino; Gerolamo Monticelli; Giuseppe Giorgis;Giovanni Tous;
Luigi Canavasso; Giuseppe Ghebart; Felice Lobetti; Giacomo Conterno; Carlo Desio; Francesco Migliardi;

- suonatori di violino sovranumerari: Lorenzo Giuseppe Cervini; Marziano Bruno;

- suonatori di viola: Valentino Molino; Nicolao Ghione; Placido Birolo;

- suonatori di violoncello: Antonio Lavaria; Agostino Lea;

- suonatori di contrabasso: Giuseppe Andriolo; Paolo Canavasso; Giorgio Anglois; Francesco Pessagno; Luigi Anglois;

- suonatori di fagotto: Leone Lavaria; Giovanni Leopoldo Secco;

- suonatori di haut-bois: Giuseppe Salina; Domenico Pop;

- suonatori di flauto: Gio. Francesco De Ponte;

- suonatori di clarinetto: Giuseppe Adami; Francesco Merlati;

- suonatori di corno da caccia: Giovanni Beccaria; Gennaro Leoni;

- copista della musica: Francesco Pessagno;

- foriere della musica: Luigi Compostino;

- organaro e cemballaro: Gioacchino Concone.

oltre a questi ricordiamo anche i Musici di Scuderia, costituiti da:

  • due trombettieri;

  • due corni da caccia.30

Gli anni che vanno dal 1815 al 1821 segnano un periodo difficile per la Cappella, il cui organico, per vari motivi (morte dei titolari, clima politico che portava a diffidare dei giovani cresciuti negli anni della dominazione napoleonica, ecc.), perse ben quattordici membri, dei quali solo quattro trovarono un sostituto.
Con l'organico così ridotto, si dovette spesso ricorrere all'apporto di altri strumentisti aggiunti, specie in occasione delle feste del carnevale, ma anche in altre occasioni, visto che la vita di corte prevedeva balli, concerti e funzioni religiose.
Gli avvenimenti politici produssero l'ennesimo cambiamento nel corso della vita politica dei Savoia quando Vittorio Emanuele I, travolto dai moti liberali del marzo1821, abdicò in favore del fratello Carlo Felice.
Il cambiamento avvenuto a corte coinvolse anche la Cappella, a cominciare dalle figure del maestro di cappella e del primo violino.
La necessità di un cambiamento era comunque evidente: nel 1821 la Cappella appariva troppo ridimensionata e non più in grado di mantenere i livelli che l'avevano fatta grande in passato.
Altro elemento negativo era il fatto che, languendo la Cappella regia, languiva anche l'orchestra del Teatro Regio, che dipendeva, si può dire, dalla prima.

Nel 1822 ad Ignazio Agry gli succederà come Maestro di Cappella il musicista Giuseppe Riccardi31, originario di Vercelli, dove aveva lì frequentato la scuola musicale di Gian Domenico Perotti, si era poi perfezionato a Bologna presso l'accademia filarmonica del padre Stanislao Mattei.
Nel 1823 venne nominato primo violino Giovanni Battista Polledro32, in sostituzione di Luigi Alessandro Molino, che era afflitto da problemi di udito. Questi era nato a Piovà di Asti, fu mandato giovanissimo a Torino a scuola di violino da Pietro Antonio Paris, che suonava nella Cappella Reale, e dal Pugnani, ormai molto in avanti con gli anni. In seguito, e ancor giovane, lasciò il Piemonte andando a suonare nelle principali città europee, dapprima in Germania, poi a Mosca dove si fermò per un certo tempo, quindi a Pietroburgo. In seguito si trasferì in Olanda e poi a Londra.
Quando il re Carlo Felice lo chiamò a far parte della Cappella Reale, era già da tempo primo violino alla corte di Sassonia a Dresda. Durante il suo soggiorno in Germania il Polledro aveva stretto relazioni d'amicizia con i principali musicisti dell'epoca, tra i quali Beethoven. Grazie al suo arrivo ed alle notevoli doti artistiche del Maestro di Cappella Giuseppe Riccardi, l'istituzione musicale torinese raggiunse nuovamente un elevato livello.
Grazie a lui, nel duomo di Torino si cominciarono a suonare le messe e i mottetti di Haydn, Mozart, Beethoven, Hummel e di tanti altri compositori tedeschi. Lo stesso Polledro compose messe e sinfonie che spesso venivano eseguite dalla Cappella. Tra i suoi allievi va ricordato Francesco Bianchi, che divenne uno dei più importanti violinisti della metà dell'Ottocento.
L'incarico affidato a Giovanni Battista Polledro si rivelò dunque più che positivo, risvegliando l'interesse per la musica sinfonica e da camera in una Torino in cui l'unico genere musicale all'attenzione del grande pubblico era praticamente l'opera lirica, (anche se abbastanza sentite erano anche le musiche sacre, le messe e gli oratori).

Va ricordato che nel 1824 entrarono in organico per la prima volta due flauti; i titolari si chiamavano Efisio Pane e Camillo Romanino. Nel 1825 l'organico si stabilizzò sui 41 elementi e risultava così composto:

  • il maestro di Cappella ( Giuseppe Riccardi);

  • due soprani (tra cui Luigi Marchesi);

  • un contralto;

  • due tenori;

  • due bassi;

  • un primo violino e direttore (Giovanni Battista Polledro);

  • undici violini;

  • due viole;

  • due violoncelli;

  • tre contrabbassi;

  • due flauti;

  • due oboi;

  • due clarinetti;

  • due corni;

  • due fagotti;

  • due organisti;

  • un organaro;

  • un foriere.

A fronte di un certo potenziamento dei fiati, si registrò un indebolimento degli archi, questo fatto produsse un certo squilibrio tra i due settori, con le immancabili critiche da parte degli appassionati.
Nel 1826 vennero introdotti anche i timpani, il cui titolare era Costanzo Canavasso. Nel 1833 entrarono per la prima volta due trombe, con titolari Quinto Raffanelli e Bartolomeo Majotti. A questi alti livelli la Cappella continuò fino al 1845, quando problemi di salute costrinsero il Polledro a lasciare l'incarico il 16 marzo 1845: morì due anni dopo. Il 24 gennaio 1846 venne nominato Giuseppe Ghebart33, suo amico e già supplente al primo violino, inoltre marito di sua nipote Teresa.

All'inizio del 1846 l'organico della Cappella era il seguente:

  • il maestro di cappella (Giuseppe Riccardi);

  • un contralto;

  • tre tenori;

  • cinque bassi;

  • un primo violino e direttore (Giuseppe Ghebart)

  • dieci violini;

  • due viole;

  • tre violoncelli;

  • tre contrabbassi;

  • due flauti;

  • due oboi;

  • due clarinetti;

  • due fagotti;

  • due corni;

  • due trombe;

  • un timpano;

  • due organisti;

  • un organaro;

  • un foriere;

  • un copista

Nonostante la grave perdita del Polledro, la Cappella riuscì comunque a continuare la sua attività ad un ottimo livello fino all'anno 185234. Dal 1848 risulta essere nominato organista Paolo Giuseppe Gioacchino Concone35.

NOTE:

1- Bouquet-Boyer Marie Thérese, nell'Introduzione a Demaria Enrico, Il fondo musicale della Cappella Regia Sabauda, LIM Editrice, Lucca, 2000. Pag. XIII-XIV.

2- Si ricorda che la Sainte-Chapelle di Chambéry era la sede ordinaria della Cappella musicale dei duchi di Savoia. Capitale degli Stati sabaudi e residenza ufficiale della Corte, Chambéry aveva il privilegio di conservare il Santo Sudario e la Cappella musicale dei duchi di Savoia.

3- Bouquet-Boyer Marie Thérese, Itinerari musicali della Sindone - Documenti per la storia musicale di una reliquia, Centro Studi Piemontesi, Torino, 1981. Pag. 7-16.

4- Le prime tracce di un corpo di "Scudieri e Arcieri", addetto alla sicurezza fisica e della residenza degli esponenti della Casa Savoia, risalgono al XIV secolo, ma fu soltanto con il duca di Emanuele Filiberto (1553-1580) che si costituì una "Guardia d'Onore del Principe", una cinquantina di uomini comandati da un capitano che conobbero il battesimo del fuoco nella vittoriosa battaglia di San Quintino (10 agosto 1557). Nel 1630 contava circa quattrocento armati, divisi in quattro compagnie, fra le quali una "Compagnia Corazze di Sua Altezza": erano nati i "Corazzieri"! Il 13 giugno 1946 il re Umberto II sciolse i Corazzieri dal giuramento di fedeltà alla Monarchia e il corpo venne trasformato nel "3° Squadrone Carabinieri a Cavallo", abbandonando la tradizionale uniforme, fino a quando il presidente Luigi Einaudi (1949-1955) ripristinò lo "Squadrone Carabinieri Guardie", con le divise del 1876. Nel 1965 il reparto divenne "Comando Carabinieri Guardie del Presidente della Repubblica" e, nel 1990, "Reggimento Carabinieri Guardie della Repubblica". Finalmente il 24 dicembre 1992, il vecchio e mai abbandonato appellativo divenne ufficiale, restituendo ai custodi del Capo dello Stato il nome di "Reggimento Corazzieri".

5- La storia della Real Chiesa di San Lorenzo viene riportata in Appendice

6- Eloy d'Amerval: compositore e poeta francese vissuto fra il XI e il XVI secolo. La sua carriera non è ancora ben conosciuta, tra il maggio del 1455 e l'agosto del 1457 risulta cantore nella cappella ducale, assunto come tenore dal duca Luigi di Savoia, e sotto la direzione di Guillame Dufay. Nel 1483 è a Orleans come maestro di musica per i ragazzi del coro di Sainte-Croix. Fra il 1497 e il 1507 scrisse "Le livre de la deablerie", dove espone le sue osservazioni su vari aspetti del costume musicale del suo tempo, citando musicisti e compositori suoi contemporanei.

7- Antoine Brumel: compositore fiammingo nato verso il 1460, morto a Ferrara dopo il 1520. Compare per la prima volta a Chartres nel 1483 al servizio della cattedrale. Poi nel 1486 a Ginevra e dal 1489 a Chambéry, dove iniziano i suoi rapporti con i duchi di Savoia. Nel 1490 viene nominato cantore della cappella ducale. Fra il 1497 e il 1501 lo si ritrova nella cattedrale di Laon, poi maestro di musica per i ragazzi del coro di Notre-Dame a Parigi. Nel 1501 è di nuovo in Savoia, dove il duca Filiberto il Bello lo nomina nuovamente cantore, restandovi fino al luglio del 1502. Questo secondo soggiorno è importante per la carriera del compositore, perché in quest'epoca entrò in contatto con la duchessa Margherita d'Austria, giovane sposa del duca Filiberto, di cui è nota la sua profonda cultura musicale. Una chanson di Brumel (Tous les regretz) si trova nel libro di canto di Margherita d'Austria, a fianco di composizioni firmate da altri musicisti dell'epoca. Nel 1505 va a Ferrara al servizio del duca Alfonso I d'Este, e qui passerà come maestro di cappella il resto della sua vita, le sue ultime notizie si hanno nel 1520. Si tratta di uno dei più importanti musicisti della fine del XV secolo, nella sua giovinezza fu compositore legato alla tradizione dei grandi "fiamminghi" ma se ne staccò rapidamente grazie all'incontro con la musica italiana che scoprì nel suo soggiorno presso i Savoia. La sua produzione lo rivela tra i maggiori rappresentanti della scuola di transizione tra il Medioevo e il Rinascimento, uno degli artefici del nuovo stile.

8- Bouquet-Boyer Marie Thérese, Itinerari musicali della Sindone - Documenti per la storia musicale di una reliquia, Centro Studi Piemontesi, Torino, 1981. Pag. 17-24.

9- Cibrario Luigi, Storia di Torino, Torino, 1847. Pag. 52.

10- Roberti Giulio, La Cappella Regia di Torino, 1515-1870, Torino, 1880. Pag. 22.

11- Somis: il capostipite questa grande famiglia di musicisti è Eustachio, nato verso il 1520 nei pressi di Torino, trasferitosi a Chieri verso la metà del secolo (allora centro più importante di Torino). La sua discendenza si divise nei due rami di Pinerolo e di Torino. I principali esponenti furono, per il ramo di Torino:

  • Innocenzo (Torino 1619 - 1686), assunto come soprano nella cantoria del Duomo ebbe poi l'incarico di "suonare il violone" nella Cappella Ducale (1632 - 82) allora diretta da G. B. Trabattoni. Ebbe dieci figli (nove maschi), quattro dei quali (Girolamo, Giovanni Battista, Matteo Giacinto e Annibale) furono attivi come violinisti presso la stessa Cappella.

Per il ramo di Pinerolo:

  • Lorenzo Francesco (Torino 1662 - 1736), studiò con il cugino Innocenzo, al quale nel 1687 subentrò come "sonatore di bassa" nella Cappella. Rimase al servizio per tutta la vita, distinguendosi soprattutto come violinista. Sposato con Domenica Canavasso, ebbe dieci figli (sei maschi). Tra i quali assunsero notevole importanza:

Giovanni Battista Emanuele (Torino 1686 - 1763). A dieci anni era già "musico e suonatore della banda dei Violini" al servizio di Vittorio Amedeo II. Venne poi inviato a Roma a perfezionarsi presso Arcangelo Corelli. Ritornato a Torino divenne nel 1713 capo dei violini soprani, e nel 1715 di tutti i violini.

Grande fu l'ammirazione che i contemporanei nutrirono per la sua bravura, destava ammirazione la sua capacità di tenere le note lunghe e la dolcezza del suono. Compose ben 166 concerti (solo una decina sono attualmente note) e 98 sonate.

  • Giovanni Lorenzo (Torino 1688 - 1775), studiò a Bologna con Girolamo Nicolò Laurenti, nel 1724 venne nominato suonatore nella banda militare del re di Sardegna. Nel 1732 venne assunto come violinista nella Cappella Ducale (ora Regia). Fu anche uno stimato pittore.

  • Prospero Martino (Torino 1690 - ?), anche lui violinista e pittore.

12- Domenico Giovanni Sebenico: compositore di origine dalmata (Sebenico verso il 1640 - Cividale del Friuli 1705), trasferitosi a Venezia fu allievo del grande compositore e direttore Giovanni Legrenzi, nel 1660 divenne vice-maestro nella cattedrale di Cividale del Friuli (fino al 1663). Entrò poi come tenorista nella Cappella di San Marco a Venezia. Nel 1666 lo troviamo a Londra al servizio della corte, dopo due anni era maestro di camera della musica italiana e della cappella della regina. Nel 1673 tornò in Italia ed ebbe il posto di maestro di cappella alla corte di Torino, ove in quell'anno si rappresentò il suo "zapato" L'Atalanta. Nel 1692 venne nominato maestro di cappella a Cividale del Friuli, dove si stabilì definitivamente.

13- Marc-Roger Normand nacque a Chaumes-en-Brie verso il 1663, morì a Torino nel 1734. La sua è stata una famiglia di grandi musicisti, era nipote di Louis Couperin e primo cugino del famoso compositore e musicista François Couperin Le Grand. Della sua giovinezza non ci sono notizie, probabilmente ha fatto gli studi a Parigi presso lo zio Charles (padre di François). Si sa che nel 1685 lasciò Parigi per Torino, per diventare insegnante di clavicembalo della principessa di Carignano. Nel 1699 venne nominato organista di corte, e nel 1720 succede a Francesco Ugho al posto di "Controllore della musica ed organista della Cappella della SS.ma Sindone", è dunque organista della Cappella Reale e lo rimarrà fino alla morte. A Torino era conosciuto come Couperin (il cognome della madre), sposò Giovanna Costanza de La Pierre, figlia di Giovanni Antonio maestro di danza del duca di Savoia, nel 1726 si fece naturalizzare suddito del re di Sardegna.

14- Solo nel 1717 comparirà finalmente il termine moderno di violino.

15- Gaetano Pugnani: figlio del segretario alle finanze Giovanni Battista, fu un autentico fanciullo prodigio, e divenne rapidamente l'allievo preferito di G. B. Somis nella sua celebre scuola di violino. All'età di 10 anni fu ammesso tra i violini del Teatro Regio, mentre nel 1748 Carlo Emanuele III lo fece registrare ufficialmente come "musico di Camera e Cappella", andando poi (su consiglio di Somis e di G.A. Giay) a perfezionarsi a Roma per circa due anni (1749-50), dove si perfezionò in contrappunto con il maestro L. Ciampi, considerato il migliore contrappuntista della sua epoca. Nel 1750 è a Torino, con l'orchestra di corte, per i festeggiamenti per il matrimonio fra il principe Vittorio Amedeo con Maria Antonia Ferdinanda di Spagna. Nel 1754 lo troviamo a Parigi dove partecipò con opere di sua composizione ai "Concerts Spirituels". Da questo momento incominciò una carriera di virtuoso internazionale ed è opportuno sottolineare i due aspetti di questa carriera: l'attività in Torino dove avrà tutte le cariche, salvo quella di maestro di cappella, e l'attività concertistica che lo porterà fino in Russia. Nel 1767 è a Londra, dove fu "violino di spalla" e dove frequentò Johann Christian Bach. Nel 1780-81 è a Mosca e a Pietroburgo con il suo allievo G.B. Viotti, poi entrambi a Ginevra e Berna, Dresda e Berlino. Dal 1782 si stabili definitivamente a Torino, dove era primo violino sia nella Cappella che al Teatro Regio, assunse poi la carica di "primo virtuoso di camera e direttore della musica istrumentale", più tardi sarà anche "Direttore della musica militare", contemporaneamente dedicandosi all'insegnamento. Oltre al talento di violinista e compositore aveva anche quello di organizzatore e di "regista", perché in parecchie occasioni venne incaricato di mettere in scena opere al Teatro Regio.

16- Giovanbattista Viotti: ricevette i primi rudimenti musicali da suo padre, fabbro ferraio e dilettante di corno, studiò poi il liuto. Ancora ragazzo venne notato in una manifestazione religiosa dal vescovo di Ivrea, che nel 1766 lo mandò a studiare a Torino, prima con Antonio Celoniati e poi Con Gaetano Pugnani. Entrato a far parte della Cappella Reale, nel 1780 partì con quest'ultimo per una lunga tournée in Europa, dove suonò alla presenza della zarina Caterina II. Al suo ritorno si diresse a Parigi, dove s'impose come la personalità violinistica dominante, sia sul piano esecutivo che in quello didattico. Gli stessi violinisti francesi tendevano ad uniformarsi ai gusti italiani, anche il celebre Kreutzer è visto come suo discepolo. Anche la sua attività compositiva non fu di minore successo, e i suoi concerti non tardarono ad essere pubblicati dai maggiori editori del tempo. Nel gennaio 1784 entrò al servizio di Maria Antonietta, che gli corrispose lauti emolumenti. Nel 1785 entro in contatto con il compositore Luigi Cherubini, al quale si legherò di buona amicizia. Nel 1788 fondò a Parigi il Théâtre de Monsieur, iniziando così la carriera di impresario teatrale, rappresentando tra l'altro La serva padrona e Il barbiere di Siviglia di Paisiello. Nel 1792, sotto l'incalzare della Rivoluzione, lasciò Parigi per stabilirsi a Londra, dove rimase fino al 1798, organizzando spettacoli al King's Theatre e, nel 1794, una serie di concerti in occasione dei quali entrò in contatto con Haydn. Sospettato di giacobinismo, si rifugiò ad Amburgo, dove si dedicò alla composizione e alla stesura di un Metodo per il violino. Nel 1801 è di nuovo a Londra, dedicandosi all'attività concertistica e partecipando alla vita culturale, ma anche dandosi al commercio di vini! Nel 1813 è tra i fondatori della London Philarmonic Society. Poi nel 1818 è di nuovo a Parigi, dove assume la direzione Théâtre Italien, e dove ha il merito di aver fatto rappresentare il Don Giovanni e il Così fan tutte di Mozart, Il matrimonio segreto di Cimarosa, Il turco in Italia, Il barbiere di Siviglia e l'Otello di Rossini. Nel 1821, vicissitudini personali e politiche lo costrinsero a lasciare Parigi, si trasferì nuovamente a Londra, dove rimase fino alla morte. Viotti fu particolarmente lodato per il suo stile esecutivo, a proposito del quale si trovano interessanti osservazioni sui giornali del tempo. Tutti menzionano la sua tecnica brillante, ma esaltano soprattutto la forza e l'espressività della sua cavata.

17- Charles Burney: scrittore e musicologo inglese (Shrewsbury 1726 - Chelsea 1814). E' ritenuto uno dei fondatori della musicologia e della critica musicale. Viaggiò per studio in Francia, in Germania, in Belgio e in Italia, scrivendo dei brevi giornali di viaggio a carattere musicologico, che pubblicò nel 1771 e ne 1775. La sua opera fondamentale è General History of Music from the Earliest Ages to the Present Period (Storia generale della musica dai primordi ai giorni nostri). In Appendice I sono riportate alcune pagine del suo libro: Viaggio Musicale in Italia, EDT Musica, Torino, 1979, pp. 68-79, nel quale racconta della vita musicale di Torino e dei suoi incontri con i principali musicisti dell'epoca.

18- Angelo Maria Fiorè (Torino 1660 - 1723) fu violoncellista e compositore. Fece parte dell'Accademia Filarmonica di Bologna, poi violoncellista a Milano e alla corte di Parma. Ritornò a Torino nel 1693, e fino alla morte fu violoncellista nella Cappella Regia. Fra il 1704 e il 1705 suonò anche a Parigi. Suo figlio Andrea Stefano (Milano 1686 - Torino 1732) fu un musicista precoce, a tredici anni era già Accademico Filarmonico, musico di camera di Vittorio Amedeo II di Savoia e autore di un volume di Sinfonie da Chiesa, dedicate allo stesso principe. Tra il 1703 e il 1705 è a Roma a studiare con G. B. Somis. Nel 1707 fu nominato Maestro di Cappella alla corte di Torino, tenne la carica fino alla morte. Nel 1718 fu incaricato da Vittorio Amedeo II della riorganizzazione della Cappella Reale di Musica ed incaricato di sorvegliare la costruzione dell'organo della Basilica di Superga.

19- Giovanni Antonio Giay (Torino 1694 - 1764) fu il primo musicista della famiglia. Fece i suoi primi studi sotto la direzione di Francesco Fasoli nel "Collegio degli Innocenti" della Cattedrale di Torino, dove entrò nel 1700. Dopo essere stato probabilmente a Roma per perfezionarsi, intraprese la carriera di compositore d'opere, rappresentate sia a Torino che a Venezia e Roma. Nel 1732 successe al Fioré nella direzione della Cappella Reale di Carlo Emanuele III, che poi conservò fino alla morte.

Scrisse circa quattordici opere, due serenate, cinque sinfonie, cinque messe, sette litanie, sedici inni, tre lamentazioni, circa trentasei mottetti e due cantate.

Il figlio Francesco Saverio (Torino 1729 - 1801) fece i suoi primi studi musicali con il padre, poi, grazie a una borsa di studio accordatagli da Carlo Emanuele III andò a perfezionarsi a Bologna, Roma e Napoli. A Roma ebbe successo dirigendo proprie composizioni, eseguite con il concorso dei migliori musicisti della città e della Cappella Pontificia. Di ritorno a Torino, succedette al padre nella direzione della Cappella Ducale, che diresse fino alla soppressione del 1798. Nel gennaio del 1771 incontrò Mozart a Torino. Nel 1775 diresse le musiche eseguite per le nozze di Clotilde di Francia con Carlo Emanuele IV. Le sue composizioni sembrano essere quasi esclusivamente di carattere religioso, se si eccettua un Concerto per violino ed una Pastorale: compose undici messe, quattro litanie, numerosi mottetti e varie lezioni per la Settimana Santa.

20- Bouquet-Boyer Marie Thérese, Itinerari musicali della Sindone - Documenti per la storia musicale di una reliquia, Centro Studi Piemontesi, Torino, 1981. Pag. 18-21.

21- I Celoniati (assieme ai Canavasso) sono una delle più numerose e importanti dinastie di musicisti piemontesi nel sec. XVIII. I principali esponenti, tra i quali a volte è difficile stabilire il grado di parentela, sono:

  • Giovanni Giuseppe (Torino 1705 - 1763), nel 1736 figura tra i violinisti del Regio, e nel 1737 violinista nella Cappella. Mantenne i due posti fino alla morte, con l'obbligo aggiunto di "suonare in occasione delle lezioni di ballo delle Persone Reali", e di dirigere l'orchestra del Teatro Carignano durante le serate di Carnevale.

  • Ignazio (Torino 1730 - 1784, figlio del precedente, è stato il membro più illustre della famiglia quale compositore, apprezzatissimo dai suoi contemporanei. Nel 1750 figura nella Cappella come violinista, entrando poi a far parte anche dell'orchestra del Teatro Regio. Nel 1773, alla morte del padre, prende la direzione dei balli in maschera, che conserverà per tutta la vita. Per un periodo fu anche impresario delle opere buffe al Teatro Carignano. Nel 1771 incontra Mozart. Scrisse alcune opere, tra cui la Didone abbandonata con il libretto di Metastasio, un concerto, dei quartetti, dodici sonate. Per la musica sacra si conosce solo un Credo per coro e orchestra.

  • Carlo Antonio (Torino 1731 - 1791), fratello del precedente. Nel 1757 figura fra i secondi violini della Cappella Reale e della Camera, in seguito fu anche primo violino al Teatro Regio. Figura anche come insegnante del giovane G. B. Viotti.

  • Giambattista (Torino 1750 - 1774), figlio del precedente, violinista della Cappella, nel 1773 successe al padre come accompagnatore di danza per i figli del re.

  • Carlo Lorenzo, nel 1750 figura fra i primi violini della Cappella e della Camera del re di Sardegna.

  • Carlo (Torino 1706 - 1786), violinista nella Cappella e primo violino al Regio, suono anche come contrabbassista, risulta che talvolta gli abbiano affidato strumenti da riparare.

  • Giovanni Battista (Torino ? - 1785), nel 1737 viene nominato "suonatore di bassa" nella Cappella, e poi anche al Regio.

  • Eugenio (Torino 1712 -1777), anche lui suonatore di basso sia nella Cappella che al Regio.

  • Vittorio (Torino 1746 - dopo il 1806), nel 1769 viene nominato violinista della Cappella e di Camera, qualche anno dopo figura anche tra i primi violini del Teatro Regio.

22- I Canavasso rappresentano l'altra grande famiglia di musicisti piemontesi, iniziata da:

  • Paolo (Torino 1666 - 1707), che già nel 1673 compare come violinista nell'orchestra diretta da G. Sebenico e nel 1687 al servizio del duca di Savoia. Seguono poi (anche se alcuni dati biografici e relazioni di parentela sono incerti):

  • Giovanni Battista (Torino 1713 - Parigi 1784), impiegato dapprima al catasto di Chambery, dove frequentò Jean-Jaques Rousseau; la sua carriera di violinista si svolse essenzialmente a Parigi, ma nel 1755-56 figura fra i violini del Teatro Regio.

  • Marc'Antonio (Torino 1670 - 1758), nel 1725 figura fra i membri della Cappella Reale come violino soprano, a fianco di Giovanni Battista e Lorenzo Somis, ruolo che terrà sino alla morte. Contemporaneamente al Regio faceva parte delle viole.

  • Giuseppe Filippo (Torino 1725 - 1745), nel 1742 figura come violinista nella Cappella e come suonatore di viola a Regio.

  • Marc'Aurelio (Torino 1716 - ?), dal 1745 al 1785 figura come violinista nella Cappella, e nel 1747-48 come primo violino al Regio.

  • Paolo Domenico (Torino 1715 - 1786), dovrebbe essere il primo violino della Cappella che sostituì il Pugnani durante la sua tournée in Europa; poi figura tra i violinisti della Cappella e del Regio. Fu anche compositore di musica religiosa e di arie per danze e balletti.

  • Paolo (Torino ? - 1785), violinista, attivo dal 1745 al 1775 nell'orchestra di corte.

  • Vittorio Amedeo (Torino ? - 1824), figura come suonatore di fagotto nella Cappella Reale e come compositore per il Regio, per il quale compose circa ottanta balli, più altri due per la Scala di Milano.

  • Carlo, oboista nella Cappella fra il 1783 e il 1785,

23- I Chiabrano sono un'altra famiglia di musicisti piemontesi, il primo che si conosca è:

  • Giovanni Nicola, che nei primi decenni del '700 risulta essere musico presso il principe di Carignano. Nel 1716 sposò una Somis. Seguono poi :

  • Carlo Giuseppe Valentino (Torino 1723 - Londra ?), studiò con G.B. Somis e nel 1737 entrò a far parte della Cappella Reale; nel 1751 si trasferì a Londra, dove ebbe entusiastici consensi come interprete. Fu anche apprezzato compositore di Sonate.

  • Gaspare Giuseppe (Torino 1725 - 1790), violoncellista e compositore, fratello del precedente; figura nella Cappella Reale dal 1752 al 1774; violoncellista nel 1755 all'Opera di Parigi; poi a Londra nel 1784 e infine al Regio di Torino nel 1790.

24- I Besozzi erano famiglia di musicisti originaria di Milano, che poi si sparse fra le varie corti e teatri d'Europa. A Torino si stabilirono i fratelli:

  • Alessandro (Piacenza 1702 - Torino 1793), oboista e compositore. Musico nella Cappella di Parma, nel 1731 Carlo Emanuele III lo nominò oboista nella Cappella di Torino, dove rimase fino alla morte. Entrò a far parte dell'orchestra del Teatro Regio nel 1740, quando fu inaugurato. Fu anche insegnante di canto; nel 1775 divenne primo oboista e, assieme al Pugnani, ebbe il titolo di "Primo Virtuoso della Camera del re. Con il fratello, nel 1735, si esibì a Parigi nei "Concerts Spirituels": il successo fu vivissimo, tanto che si creò la voga del duo oboe-fagotto. Compose, a volte assieme al fratello, molte sonate e alcune canzonette.

  • Paolo Girolamo (Parma 1704 - Torino 1775), fagottista e oboista, fece una carriera analoga a quella del fratello. Il suo strumento preferito era il fagotto, che suonava in modo superlativo, secondo la testimonianza degli ascoltatori dei "Concerts Spirituels". Nel 1771 ricevettero entrambi la visita di Mozart.

25- Federico Laval (o Della Valle) (Pinerolo, ? - Torino, dopo il 1782), fagottista, compare per la prima volta nel 1736 nell'orchestra del Teatro Regio; poi come collega di Gerolamo Besozzi nell'organico della Cappella e nell'orchestra di corte, dove rimase fino all'occupazione napoleonica. Nel 1752 fu applaudito anche a Parigi nel "Concerts Spirituels", nell'occasione venne insignito del titolo di Cavaliere e la critica precisò: "suona il suo strumento in modo superiore".

26- Roberti Giulio, La Cappella Regia di Torino, 1515-1870, Torino, 1880. Pag. 23-50.

27- Moffà Rosy, Storia della Regia Cappella di Torino da 1775 al 1870, Centro Studi Piemontesi, Torino, 1990. Pag. 21.

28- Luigi Lodovico Marchesi (detto Marchesini) (Milano, 1754 - 1829), sopranista. Avviato allo studio della musica dal padre suonatore di tromba, avendo mostrato notevoli attitudini, venne inviato a Modena presso il sopranista Caironi e il tenore Albuzzi, perfezionandosi poi a Milano sotto la guida di G. A. Fioroni, maestro di cappella del Duomo. Esordì a Roma nel 1773, cantò poi a Milano e a Venezia, poi ancora a Roma e a Monaco. Passò come protagonista al San Carlo di Napoli nel 1778: da allora la sua carriera proseguì a un ritmo trionfale. Nel 1782 si trasferì a Torino, dove ebbe il titolo di musico della Corte del re di Sardegna, e poi a Vienna, Varsavia, Pietroburgo e nel 1788-90 a Londra. Fu uno degli ultimi rappresentanti dell'epoca dei castrati ed ebbe un grandissimo successo, anche perché adeguarsi al gusto del tempo, apportando modifiche in senso virtuosistico alle arie che eseguiva, in ciò sorretto da una tecnica perfetta, Sembra si sia ritirato dalle scene verso il 1803, ma pare che abbia ancora cantato fino al 1820, anno in cui si esibì forse a Napoli. Il fatto che nel 1825 figuri fra i componenti della Cappella Reale fa supporre che all'epoca abbia avuto più una funzione di insegnante piuttosto di cantante.

29- Bouquet-Boyer Marie Thérese, Itinerari musicali della Sindone - Documenti per la storia musicale di una reliquia, Centro Studi Piemontesi, Torino, 1981. Pag. 18-21.

30- Moffà Rosy, Storia della Regia Cappella di Torino da 1775 al 1870, Centro Studi Piemontesi, Torino, 1990. Pag. 104.

- Bouquet-Boyer Marie Thérese, nell'Introduzione a Demaria Enrico, Il fondo musicale della Cappella Regia Sabauda, LIM Editrice, Lucca, 2000. Pag. XXXV-XXXVI.

31- Giuseppe Riccardi (Vercelli 1793 - Firenze, 1875), compositore e maestro di cappella, studiò dapprima a Vercelli, poi a Roma, Napoli e Bologna, ove si diplomò in composizione. Nel 1822 venne nominato direttore della Cappella Reale di Torino, tenendo la carica per 36 anni. Nel 1853 ebbe contrasti con il Nigra, poi divenuto ministro della Real Casa; nel 1858 nuovi contrasti portarono alla sua destituzione, onde si ritirò a Firenze. Compose messe, mottetti, salmi, Miserere, Lamentazioni e la Profezia di Nabucodonosor (XII Profezia del Sabato Santo).

32- Giovanni Battista Polledro (Piovà, Asti, 1781 -1853), violinista e compositore. Nel 1797 tenne il suo primo concerto pubblico a Torino, poi iniziò un'intensa attività concertistica che lo portò a Milano, Bergamo e a Mosca, ove rimase cinque anni al servizio del principe Taticev (1805-10), tenne poi concerti a Pietroburgo, Varsavia, Berlino, passò poi in Francia, Olanda, a Londra e infine in Germania. Nel 1812 ebbe l'onore di eseguire una sonata giovanile di Beethoven, con il compositore stesso, a Karlsbad, dove Beethoven andava normalmente per le cure termali. Dal 1816 fu Konzertmeister nell'orchestra di corte di Dresda, dove rimase fino al 1823. Anno nel quale tornò in Italia, venendo nominato dal re Carlo Felice primo violino nella Cappella, diretta dal maestro Riccardi, e direttore dell'orchestra del Teatro Regio. Grazie a lui si ebbe in Italia un avvio ad una sia pur lenta e faticosa presa di conoscenza dell'opera di Beethoven. Nella sua produzione di compositore si annoverano: una Sinfonia Pastorale; tre Sinfonie Ecclesiastiche; tre concerti per violino; un concerto per fagotto; una Missa Solemnis; un Miserere; due duetti e poi studi per violino e 4 concerti, sempre per violino.

33- Paolo Giuseppe Ghebart (Torino, 1796 - Milano, 1870), compositore, violinista e direttore d'orchestra. Allievo del Radicati, fu memnbro della Cappella Reale di Torino dal 1814; nominato primo violino nel 1824, divenne vice-maestro nel 1839 e poi maestro nel 1846. Rimase in tale carica, cumulata con quella di maestro della musica da Camera, fino al 1865. Contemporaneamente fu direttore dei concerti dell'Accademia Filarmonica (dal 1817) e poi direttore dell'orchestra al Teatro Regio di Torino dal 1832 al 1855. Compose due messe; due Miserere; mottetti vari; concerti per violino; numerose composizioni di musica da camera e una decina di duetti.

34- Roberti Giulio, La Cappella Regia di Torino, 1515-1870, Torino, 1880. Pag. 23-50.

- Moffà Rosy, Storia della Regia Cappella di Torino da 1775 al 1870, Centro Studi Piemontesi, Torino, 1990. Pag.165

35- Paolo Giuseppe Gioacchino Concone (Torino, 1801 - 1861), maestro di canto, compositore e organista. Tentò la via del teatro lirico con scarso successo, Si dedico all'insegnamento del pianoforte, che svolse soprattutto a Parigi dal '37 al '48. Nella capitale francese pubblicò per la prima volta alcune serie di solfeggi cantati e vocalizzi che, più volte ristampate, anche recentemente, ed ancor oggi adottate, furono ragione principale della sua notorietà. Nel 1848 ritornò a Torino, entrando a far parte dell'organico della Cappella Reale.

Una iniziativa della Associazione dei Cavalieri della Spada e del Silenzio da un’idea del Maestro Roberto Zarpellon - ricerca storica e pubblicazione Dr. Sergio Baldan