La Cappella Ducale di Torino

REAL CHIESA DI SAN LORENZO

Storia di una Istituzione Musicale

 

IL COLLEGIO DEGLI INNOCENTI ED I CANTORI DEL DUOMO

 

Sono dunque poche le notizie a noi pervenute su questa istituzione di "pueri cantores", così pure su come si svolgeva la loro attività musicale. Bisognerà attendere la prima metà del XV secolo quando, a Torino, il vescovo Ludovico da Romagnano li organizzò, riunendoli in una struttura ben definita. Per la sua definizione organizzativa, il prelato si avvalse importanti esempi di analoghe istituzioni sorte da poco in altre città, come Losanna, Ginevra. Saint-Jean-de-Maurienne, Moûtiers e Chambéry, sempre restando nell'ambito territoriale vicino al Piemonte,
Nel 1450 il vescovo Ludovico confermava così i decreti da lui stesso promulgati il 18 febbraio 1441: era così nato il Collegio degli Innocenti, secondo l'appellativo che allora veniva normalmente attribuito in Europa a queste istituzioni, con propri statuti e obblighi.
Fin dalla sua fondazione ufficiale il Collegio era composto da sei fanciulli, riuniti sotto la direzione di un maestro di musica e di un maestro di grammatica. Anche quest'ultimo doveva essere un corista e dunque partecipare a tutti gli uffici liturgici, suo compito era di insegnare ai ragazzi le regole grammaticali e di educarli "nella pietà christiana". Doveva accompagnarli nelle passeggiate, sorvegliarli nelle ricreazioni e prendersi cura dei loro vestiti; il maestro di grammatica divideva poi con il maestro di musica la carica dell'economato. Ecco dunque che doveva curare la corretta conservazione del grano e del vino e vegliare sulla distribuzione del vitto a tutti i membri della Cappella.
Come contropartita, oltre ad impegnarsi negli studi, i fanciulli dovevano assistere "alle messe, vespri, compiete, processioni, coronino, Stabat Mater cantati et alli vespri e compiete assistono due a vicenda", inoltre dovevano partecipare alle messe particolari presso altre importanti chiese della città. Una tale attività pratica, aggiunta agli studi, faceva degli Innocenti dei musicisti colti e completi, in grado di intraprendere una carriera ecclesiastica o musicale d'alto livello in Torino, oppure nella stessa Cattedrale.
Per quanto riguarda l'ammissione di questi fanciulli nel Collegio, va ricordato che i "Putti soprani s'accettano dal Rev. Capitolo nell'età d'anni sette circa, e si licenziano seguita la mutazione della voce de medemi, in luogo de' licenziati surrogandosi continuamente altri sino al compito numero di sei", praticamente nell'arco di età che mediamente andava dai cinque ai quindici anni. Non tutti i candidati erano accettati all'esame di ammissione, perché la Cappella e il Capitolo vegliavano attentamente affinché restasse sempre elevata la qualità di un'istituzione che potremo paragonare ad un piccolo conservatorio.
Il maestro di musica provvedeva dunque alla loro istruzione musicale, che comprendeva sia il canto che lo studio dell'organo; fra i primi di questi maestri si ricorda Giannetto de Rombies, originario di Condé, nella diocesi di Cambrai. Mentre il maestro di grammatica curava l'istruzione umanistica, lo studio del latino, il componimento, ecc.
Questo Collegio era a disposizione del Capitolo della Cattedrale e, a fianco di questo, prendeva parte a tutte le cerimonie ed agli uffici sacri quotidiani. Per più di tre secoli il Collegio degli Innocenti restò legato alla Cappella della Cattedrale, costituendo così quel complesso che vedremo collaborare con la Cappella Ducale (diventata Reale nel 1713) fino alla sua soppressione nel 1870. Tra i fanciulli che vi fecero parte si ricorda Giovanni Antonio Giay, che fu uno dei più importanti maestri di cappella del re di Sardegna nel Settecento, oppure Francesco Saverio Montalto, che passò la vita nella Cappella musicale della Cattedrale, praticando l'insegnamento e la composizione. 1
Un'altra istituzione musicale era dunque presente nella cattedrale di Torino: la Cappella dei Cantori, che assicurava l'apporto musicale agli uffici liturgici che vi si svolgevano. Nel corso dei secoli e in relazione alle situazioni storico-politiche, più o meno favorevoli, il maestro di musica aveva a disposizione una formazione oscillante tra un minimo di sei ed un massimo di quindici/sedici elementi, da distinguersi in due gruppi: i "musici" ed i "coristi", con ruoli ben distinti.
Il gruppo dei cantori era composto unicamente da ecclesiastici, ed aveva come luogo deputato il coro della cattedrale, dove si trovano gli stalli dei canonici: ciò significava che i suoi componenti avevano l'obbligo di assistere a tutti gli uffici, dalla recitazione delle ore canoniche, alla celebrazione della messa e alle processioni. Da un documento del 1720, riguardante un certo Corneglio, accettato come corista a "condizione che fra un anno doppo l'accettazione sii costituito nell'ordine del subdiaconato et che debba intervenire a tutte le Hore diurne e notturne anche ne' giorni di festa et solenni, et alle processioni con veste talare et cotta", apprendiamo che vi era l'obbligatorietà per i coristi di essere o diventare degli ecclesiastici. Il loro numero era come minimo di tre, ciò specialmente nei periodi di crisi, quando gli stati sabaudi erano coinvolti nelle varie guerre europee. Negli anni che vanno dal 1691 al 1697, un periodo difficile di guerre e di mutamenti di alleanze, i tre coristi erano:

  • don Giuseppe Matteo Vacca: contralto;

  • don Canova : baritono e maestro di grammatica nel Collegio degli Innocenti;

  • don Lorenzo Calvo: basso e musico di S.A.R. dal 1679.

A questi tre coristi, che potremo definire di base, in tempi normali la Cappella ne aggiungeva altri tre o quattro, con una preferenza per le voci di basso, privilegiando la formazione composta da:

  • tre bassi;

  • due tenori;

  • un contralto.

Il gruppo dei "musici" era invece composto generalmente da laici. Erano dispensati dalla partecipazione alle ore canoniche ma dovevano presenziare a tutte le messe, vespri e compiete cantate, così come a tutte le processioni. Analogamente ai coristi, erano come minimo in tre, poi, nei periodi di prosperità, potevano arrivare anche a dodici.
Molte volte, tanto i coristi che i musici cumulavano la carica in cattedrale con un altro impegno a corte, il che assicurava loro un doppio stipendio e, talvolta, anche triplo, nel caso che il corista fosse anche assunto come musico.
Generalmente, se i musici non si erano formati in Collegio o se provenivano dall'estero, venivano assunti in prova, poiché il Capitolo si riservava la decisione definitiva. La maggior parte però erano di Torino o, almeno, piemontesi (in special modo da Vercelli, Susa, Moncalieri).
Vi erano poi dei musicisti di passaggio, cantanti o strumentisti, che venivano ad aggiungersi all'organico abituale per il tempo di una messa capitolare, oppure per qualche giorno o per alcuni mesi. Ad esempio nel 1677, quattro francesi "di passaggio"; nel 1678, "un tedesco musico per haver cantato ad una messa"; nel 1680, "un musico fiamingo tratenuto per mesi tre per contralto"; nel 1685, "un musico francese che suonava il serpentone 2 per mesi due che ha servito"; nel 1696, "un soldato francese che è venuto a cantare in choro di canto fermo tre volte"; nel 1701, "un musico forestiere spagnolo che ha cantato due giorni". Sono tutti menzionati nelle "spese straordinarie" dei libri di conti della Cappella, la quale offriva qualche lira per ogni prestazione3. La sussistenza economica di queste due formazioni musicali operanti nella cattedrale era garantita da una serie di rendite, a volte in natura (come pollame, capponi, uova, vino ecc.) e a volte in denaro, come si può ricavare dai Libri dell'economo della Cappella dei Cantori o sia degli Innocenti. Proprietà, case, negozi, cascine, campi e prati, censi, diritti e canoni versati dai locatari costituivano la dotazione di base della Cappella, alla quale si aggiungevano i benefici legati alle chiese e le rendite provenienti dai vari fondi.
Per rendersi conto della consistenza di tali risorse basterà ricordare che la Cappella possedeva delle case nelle vicinanze della parrocchia dei Santi Marco e Leonardo, un negozio in Piazza Castello, delle cascine nel territorio di Torino, fra cui una cascina "di Mirafiori o sia del Lingotto"; presso Carignano, la cascina "del Ravero"; presso Cavallermaggiore, la cascina "di Rivaira"; in Valdocco, una cascina e giardino; una cascina in Grugliasco ed un campo presso la Vigna della principessa Ludovica. Tutte queste proprietà costituivano un patrimonio non indifferente ma, nel contempo, una fonte continua di preoccupazioni, come testimoniano i numerosi procedimenti giudiziari tra la Cappella e i fittavoli. Inoltre, i beneficiari dei legati rifiutavano talvolta di versare il provento dei benefici, rimettendo in causa la prevista partecipazione musicale agli uffici. Un tipico legato di questo genere è quello del canonico Roffredo che, in data 20 aprile 1761, desidera assicurare la partecipazione della cappella alla messa da celebrarsi annualmente il giorno dell'anniversario della sua morte e per questo scopo lascia un capitale di 500 lire.
Una serie di messe venivano celebrate in memoria di personaggi particolari e per determinate ricorrenze, come ad esempio le messe da requiem cantate ogni mercoledì e venerdì per il riposo delle anime dei fondatori4. In questo contesto, essenziale è il ruolo del Maestro di Cappella, egli da un lato dirige la Cappella dei Cantori, mentre dall'altro insegna nel Collegio degli Innocenti. In entrambe le sue funzioni il suo è un compito di estrema importanza, e il capitolo (da cui direttamente dipende) ne segue il lavoro con estrema attenzione, perché da questo dipende il buon nome della Cattedrale di Torino. La fama della Cappella si consolidò già nel XV secolo, quando il Capitolo, nel corso della seduta dell'11 maggio 1439, eleggeva per due anni Jean de Rombies, originario di Condé, nella diocesi di Cambrai. Si tratta del primo maestro di cappella del Duomo di cui abbiamo notizia; egli aveva il compito di insegnare la musica a quattro ragazzi e di partecipare a tutti gli uffici religiosi.
Nell'anno 1450 risultava come Maestro di Cappella il musicista Guillaume Dufay 5, nativo della contea di Hainaut, che divise la sua attività fra Roma, le Fiandre e la Savoia. Nonostante l'evidente interesse per i musicisti delle Fiandre e della Piccardia, il Capitolo rinunciò ben presto a procurarsi quei professionisti "oltremontani" ricercati da tutte le cappelle principesche ed ecclesiastiche. Infatti dalla fine del secolo XVI e sino alla fine del sec. XVIII non assunse che italiani.
Tra il 1450 e il 1455, il Capitolo della Cattedrale decise di arricchire la sua biblioteca, ordinando al laboratorio De Desio di Milano, una serie di sei antifonari. Nel 1520 se ne aggiunse un altro, pubblicato a Torino da Pietro Paolo Porro. In seguito, negli anni che vanno dal 1548 al 1559, altri libri di composizioni sacre vennero ad incrementare la biblioteca. Si trattava però quasi sempre di libri di compositori francesi, tranne il Primo Libro delle Messe di Pierluigi da Palestrina, pubblicato a Roma nel 1554, ciò sta a significare come il mondo culturale e musicale fosse ancora fortemente legato alla cultura d'oltralpe.
Sembra che ben presto (anche se non si sa l'anno) i canti siano stati accompagnati da un organo, posto fra le due chiese di San Salvatore e di San Giovanni Battista. Di questo antico organo si ignora praticamente tutto, si conosce la sua esistenza solo perché, in un documento del 1488, vengono menzionati degli "organi nuovi", installati sempre fra le due chiese prima nominate, da cui si presume l'esistenza di uno vecchio, o di più di uno. Tra l'altro, sempre nel 1488, il Capitolo della Cattedrale decideva di far fondere le canne di questo vecchio organo, affinché l'organaro Domenico della Catena potesse disporre della quantità di metallo necessario per il nuovo organo.

Torino. Pianta della Città, 1577

Il conte Luigi Cibrario 6 , nel suo libro la Storia di Torino, tra i maestri di cappella, di cui fanno memoria i registri della chiesa, cita:

- Simone Cocquard di Piccardia, morto il 21 maggio 1599;

- il reverendo Giovanni Battista Stefanin di Modena, di cui parla il "Libro de' forestieri admessi ad habitar in Torino dopo la contagione" (peste) …;

- Roggiero Trofeo, morto il 12 settembre 1614 7 ;

- il maestro Vincenzo Piccini, morto il 12 settembre 1666;

- l'abate QuirinoGasparini 8, bresciano, maestro di cappella nel 1675;

- l'abate Ottani di Bologna, che subentrò all'abate Gasparini

Un esempio della interscambiabilità tra i componenti delle varie istituzioni musicali torinesi (ossia la Cappella del Duomo, la Cappella Ducale e l'orchestra del Teatro Regio) ci viene dalla stagione teatrale 1687-1688, quando al Teatro Regio venne rappresentata l'opera "Amore vendicato", dalla composizione dei corpo dei cantori, risulta come buona parte di essi provenissero proprio dalle file della Cappella della Cattedrale9.

Il fondo musicale della Cappella dei Cantori del Duomo, fino al 1881 era depositato presso la Biblioteca Reale di Torino, da dove venne trasferito presso il Duomo di Torino, ove rimase fino al 1968, attualmente è custodito presso l'Archivio Capitolare in via Arcivescovado,12 a Torino. Esso è costituito da 1747 composizioni, delle quali 1295 manoscritte e 452 in edizione a stampa10.

NOTE:

1- Bouquet-Boyer Marie Thérese, nell'Introduzione a: Demaria Enrico, Il fondo musicale della Cappella dei Cantori del Duomo di Torino, LIM Editrice, Lucca, 2001. Pag. XXIX - XXXI.

2- Il serpentone (o serpente) è uno strumento musicale a fiato a bocchino. Era apparso nel sec. XVI come basso della famiglia dei cornetti, aveva una sonorità aspra ma possente. Saltuariamente lo usarono Haydn, Beethoven, Rossini e Verdi.

3- Bouquet-Boyer Marie Thérese, nell'Introduzione a: Demaria Enrico, Il fondo musicale della Cappella dei Cantori del Duomo di Torino, LIM Editrice, Lucca, 2001. Pag. XXIII- XXVIII.

4- Bouquet-Boyer Marie Thérese, nell'Introduzione a: Demaria Enrico, Il fondo musicale della Cappella dei Cantori del Duomo di Torino, LIM Editrice, Lucca, 2001. Pag. XI- XIII.

5- Guillame Dufay: di lui non si conoscono né la data né il luogo di nascita, ma con una certa sicurezza si può affermare che nacque verso il 1390-1400 in quella regione della Francia prossima al Belgio, nei dintorni di Cambrai. Appartiene a quel gruppo di musicisti normalmente individuati come franco-fiamminghi. Le sue prime tracce si trovano nella cattedrale di Cambrai, dove fra il 1409 e il 1414 figura come puer altaris, ricevendo la sua prima educazione musicale. Fra il 1420 e il 1426 lo troviamo al servizio dei Malatesta a Pesaro e a Rimini, dove ebbe inizio il suo periodo creativo propriamente detto. Dal 1428 al 1433 lo troviamo a Roma nella cappella papale, dove compone messe e mottetti. Nel 1434 è al servizio del duca Amedeo VIII e, nello stesso anno in occasione delle nozze di Ludovico di Savoia con Anna di Cipro, viene designato maestro di cappella. L'anno seguente è di nuovo nella cappella papale ma, contemporaneamente, ha rapporti con la cattedrale di Cambrai e con Niccolò III, duca di Ferrara. Poi eccolo a Losanna, Basilea, Pinerolo e nuovamente a Cambrai. Dal 1450 al 1458 (tranne una breve parentesi) è maestro di cappella alla corte dei Savoia. Sembra che risalga a quel tempo la Missa "Se la face ay pale", scritta per celebrare le nozze fra Carlotta di Savoia e Luigi, il delfino di Francia, a Chambéry il 9 marzo 1451. Fra le composizioni di questo periodo potrebbe rientrare anche la Missa "L'homme armé", probabilmente composta fra il 1450 e il 1460. Purtroppo per la maggior parte delle sue composizioni non esiste una datazione. Terminerà la sua vita errabonda passando la vecchiaia a Cambrai, morendovi nel 1474. La sua fama gli sopravvisse per qualche tempo, e fino alla fine del secolo sarà annoverato fra i maggiori compositori. Per i teorici del '500, tuttavia, questo grande musicista sarà soltanto un nome: bisognerà attendere il XIX secolo per vederlo ricollocato nel posto che gli compete. Il suo catalogo è composto da una decina di messe, circa venti mottetti, una settantina di chansons e più di cinquanta altre composizione liturgiche.

6- Cibrario Luigi, Storia di Torino, Torino, 1847. Il conte Luigi Cibrario (1802-1870) è stato un importante uomo politico, ma anche fecondo scrittore, storico e un preciso e dotto erudito.

7- Roggiero Trofeo: organista e compositore, nato a Mantova verso il 1550 e morto a Torino nel 1614. Apparteneva a una famiglia di musicisti, studiò a Mantova forse con Francesco Rovigo di cui pubblicò, insieme alle proprie, delle Canzoni da suonare a 4 e a 8 voci. Fu organista di Santa Barbara a Mantova (1589) e a Milano (1600), maestro di cappella a Santa Maria della Scala. Si stabilì a Torino, dove nel 1604 fu maestro di cappella e organista del duomo e a corte, succedendo a G. B. Steffanini. Alla sua morte, come organista del duomo, gli succedette il figlio Giovanni Cristoforo, il quale, nel 1618 cedette l'incarico a G.G. Porro.

8- Quirino Gasparini: compositore e violoncellista, nato a Bergamo nel 1721 e morto a Torino nel 1778. Dopo aver soggiornato a Brescia, a Venezia (dove fu maestro di cappella), a Bologna (dove studiò con padre Martini) e a Bergamo (maestro di cappella nel 1759-60), fu nominato alla carica di maestro di cappella nella cattedrale di Torino, con contratto firmato il 23 agosto 1760, con l'obbligo di "insegnare il canto figurato a sei puti, come anche il suonare il cembalo a due sessi". Membro dell'Accademia Filarmonica di Bologna dal 1751, lascio un'importante produzione di carattere religioso, i suoi contemporanei lo tennero in alta stima e i suoi scambi con il giovane Mozart sono noti. Mozart lo incontrò personalmente a Torino nel 1771, in occasione del suo viaggio per la rappresentazione al Teatro Regio dell'opera Annibale in Torino di Paisiello. Fu probabilmente durante questo soggiorno che Mozart copiò il mottetto Adoramus te di Gasparini che, fino a qualche anno fa, venne attribuito al genio salisburghese. Anche l'opera Mitridate, re del Ponto scritta nel 1767 da Gasparini per il Regio, ispirò il giovane Mozart che riprese il libretto del torinese Vittorio Amedeo Cigna-Santi. Scrisse anche l'opera Artaserse su libretto di Pietro Metastasio. Nel 1769, in occasione della visita a Torino dell'imperatore Giuseppe II, collaborò con Giuseppe Sordella all'elaborazione di un'Azione musicale in due parti, nello stile del pasticcio alla moda nel '700.

9- Bouquet-Boyer Marie Thérèse, Storia del Teatro Regio di Torino, Vol. I: Il teatro di corte, dalle origini al 1788, Istituzioni Culturali Piemontesi, Torino, 1976. Pag. 87, in nota.

10- Demaria Enrico, Il fondo musicale della Cappella dei Cantori del Duomo di Torino, LIM Editrice, Lucca, 2001. Pag. XLIV-XLV. Con un numero variabile sono presenti le opere di 198 compositori, si trovano principalmente le composizioni di:

  • Francesco Michele Montalto (195);

  • Bernardo Ottani (185);

  • Quirino Gasparini (177);

  • Tomàs Luis de Victoria;

  • Francesco Fasoli;

  • Giacomo Antonio Perti (58);

  • Giovanni Carisio (48);

  • Giovanni Battista Trabattone (37);

  • Giuseppe Sordella (36);

  • Natale Paoletti (33);

  • Stanislao Mattei (20);

  • Gaetano de Stefanis (19);

  • Maurizio Cazzati (17);

  • Virgilio Mazzocchi (14);

  • Paolo Canavasso (13);

  • Francesco Doria (13);

  • Michelangelo Grancino (13);

  • Giuseppe Blanchi (12);

  • Giovanni Pierluigi da Palestrina (12);

  • Giovanni Paolo Colonna (11);

  • Giovanni Turina (11);

  • Giocondo Fino (10);

  • Giovanni Battista Meiners (9);

  • Claudin de Sermisy (9);

  • Luigi Bordese (8);

  • Giuseppe Saverio Mercadante (8);

  • Francesco Soriano (8).

Sono poi presenti copie di manoscritti di altri autori provenienti dalla Cappella Musicale del Duomo di Vercelli e dall'archivio della chiesa di San Filippo di Torino. Va inoltre tenuto presente che questo fondo musicale, trovandosi per un periodo di tempo praticamente incustodito, ha subito diverse mancanze, che si sono potute riscontrare grazie al confronto fra l'inventario attuale e quello redatto da Prospero Succi nel lontano 1882.


Una iniziativa della Associazione dei Cavalieri della Spada e del Silenzio da un’idea del Maestro Roberto Zarpellon - ricerca storica e pubblicazione Dr. Sergio Baldan